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lunedì, 23 marzo 2015

Commenti

manu

laura, torna, davvero. se ho ripreso io... :-) intanto io rifletto sul buon senso come senso sottovalutato. ti abbraccio.

Laura

Cara Manu, non sapevo se postare il mio commento qui o sull'ultimo post, che mi ha fatto riflettere (ho mai veramente, profondamente, pensato all'autore di un libro che ho amato? A quanto fosse presente nelle pagine che stavo leggendo?)...
Il buon senso un senso è sottovalutato per me: a volte coincide con il "risalire la corrente" e nonostante ciò richieda parecchia energia, vale la pena farlo funzionare, farlo camminare.
(No, vedi, non scrivo ahimé. E mi manca.)
Laura

kovalski

ricordo tutto.
lo sai.
;-*

<3

manu

arthur, grazie, non lo avevo mai letto. richiama un po' la metafora dello spettatore un po' voyeurista che, se vuoi, è alla base anche del cinema. :-)
superg, che bello rileggerti! :-* è vero i miei post a volte sono lunghi ma a metà non si capiscono, fidati. ;-P

SuperG

Usti... Vedo che non hai perso il vizio di scrivere (bene) cose lunghissime (e io non ho perso il vizio di leggerne solo metà:) )

Arthur

Beh, allora a costo di intasarti il blog, non pocsso che farti leggere ciò che avevo scritto nel lontano 2009.

La vetrina

A volte è come entrare in una stanza buia dove si vedono soltanto dei piccoli fasci di luce che penetrano dalle persiane chiuse, altre invece sembra d’essere in un grande Open Space pieno di gente chiassosa e a fatica si riesce a sentire il suono della voce, ma un particolare in comune c’è sempre, due occhioni curiosi, a volte languidi, quasi sempre scuri e penetranti, che ti guardano vogliosi di sapere cosa è rimasto di quelle parole, di quei pensieri a volte scombinati, lasciati lì per suggellare un bisogno, aspettative, di ritrovarsi e ritrovare, o soltanto lasciati lì per il gusto di lasciare.

Ritorno, dopo ormai un anno e mezzo in giro per blog e ora anche da blogger - un neonato di appena due mesi - a parlare di questo mondo che sempre di più mi affascina, lasciandomi quasi senza parole per certe oscure miscele che vengono mischiate in enormi calderoni, come fossero pozioni magiche, imbevute, farcite di una miriade di parole che penetrano, che lasciano riflettere, a volte sconcertano anche, ma credo tutte con una cosa in comune: comunicare la voglia di non sentirsi soli.

Quanta acqua passata sotto i ponti! Un po’ di tempo fa a chi soffiava felice sulle candeline di una torta per festeggiare un anno di blog, scrivevo: “E allora, ancora auguri vivissimi per un anno ultracolmo di vita vera, vissuta aldilà della vetrata, al riparo da sguardi indiscreti, certa di ciò che vuoi comunicare ma, ignara di ciò che realmente, chi legge, pensa o magari sarebbe sul punto di dirti. Tanti commenti, tante frasi sussurrate e forse, forzatamente di convenienza, sempre e comunque telegrafiche, un ci sono anch’io, tutti insieme appassionatamente ma, quanti realmente insieme.“

E poi, ancora: ” Forse il blog è come un diario - lo ha detto qualcuno - forse è come il lettino dello psicanalista, dove qualcuno ad ascoltare c’è sempre e comunque - lo dico io - magari soltanto un punto d’incontro per vogliamoci tutti bene, un solitario soliloquio e anche i commenti quindi, sono piacevoli ma non indispensabili, o forse chissà, prova magari a spiegarmelo tu – scrivevo - che se mi convinci, non prendermi alla lettera, la prossima volta anziché un commento lancerò anch’io un POST e nell’attesa dei commenti, continuerò a postarmi, sempre comunque in vetrina, una bella vetrina di me stesso.“

Ed eccomi qua, infatti, non a caso dopo tanto tempo, non che abbia cambiato idea su tante cose, anzi, alcune sono radicate dentro di me, ma forse con una visione più verosimile su quello che smuove questa voglia di apparire dietro a questa vetrina, ed ora io sono il primo ad esserci, magari con lo straccio in mano per togliere aloni fastidiosi che potrebbero in qualche modo offuscarne la visione.

E, infatti, non a caso parlo di “occhioni curiosi che guardano”, perché ognuna delle persone che visito la immagino così, ne vedo i tratti, a volte anche l’espressione e di qualcuna sento persino il cuore che batte, tanta è la forza che riesce a comunicarmi. Una piccolissima cerchia però, accuratamente selezionata, racchiusa in una dimensione difficile da immaginare, un po’ come gli amici che incontri nei giorni di festa, senza i quali, tutto sembrerebbe un’altra cosa.

---

Ciao, buona serata a te. :-)

manu

quindi la notizia è che siamo perfettamente d'accordo... :-D anch'io faccio riferimento all'anima delle persone e tutto il resto conta pochissimo. ho conosciuto moltissimi lettori/scrittori di blog e posso garantirti che il metodo funziona: anche se sparsi per l'europa sono, ancora, i miei migliori amici. per anni ci siamo plasmati l'uno a misura dell'altro e, credimi, anche se non ci vediamo quasi mai siamo sempre perfetti! :-) proprio pensando a loro nel commento di prima ho scritto quel sai esattamente chi sono e non ho fatto riferimento a nome e cognome se non per dirti che firmo questo blog perché non cerco l'anonimo ampio consenso che, giustamente, temevi tu. anche le persone che hanno letto la quadrilogia di elena ferrante la conoscono benissimo, si sentono suoi amici e sono quasi del tutto disinteressati a scoprire se sia un amico o un'amica. se sia giovane o vecchia. se sia bello o brutto. e qui torniamo al punto: contano le parole, i pensieri, le idee, le emozioni. i capelli meno, ammettiamolo. :-) poi, se riesco, ti copio un pezzetto da un libro che ho finito qualche giorno fa... baci e buona serata, arturo.

Arthur

Sorrido al pensiero del caso Ferrante (sei per caso una veggente?) e in effetti devo dire che è da un po' di tempo che mi frulla per la testa di scrivere qualcosa usando uno pseudonimo o solamente Arthur, il nome che uso nel blog e che poi è il mio vero nome, Arturo.
Ho incominciato a farlo firmando la grafica di alcune copertine di libri e se dovessi scrivere un libro - il famoso sogno nel cassetto - è probabile che lo faccia ancora, ma solo perché credo che l'identità vada al di là di un nome o di un cognome, di un curriculum o di quante cose hai fatto e bla bla bla.

E Elena Ferrante è la prova di quanto sia vera questa cosa.

Ti sembrerà strano, ma questa cosa l’ho imparata in questi sei anni di blog. Non è un modo per confondere come alcuni dicono realtà e virtualità, ma solo di avere consapevolezza che noi tra queste pagine, dietro ad una tastiera e ad un video, siamo gli stessi di ciò che siamo nella quotidianità, con gli amici o con le persone che amiamo.

Beh, è un piacere. Ben tornata. :-)

manu

ma certo, sono d'accordo con te. e aggiungo che, dal mio punto di vista, sono un po' due aspetti dello stesso problema. anche se quasi antitetici nel modo di presentarsi. io, per esempio, rivendico con tanto di nome e cognome la maternità sulle mie parole. quando sai esattamente chi sono, proprio come scrivevi tu, cosa aggiunge farti sapere se sono bionda o mora? e, anzi, non è che la forma di chi scrive può distrarre dalla sostanza scritta? e non è che le persone che si fotografano per strada facendo facce strane vogliono proprio quello? :-) (qui, già lo so, finiremo a parlare del caso ferrante!)

arthur

Sì, sul fatto che ci sia una deriva esibizionistica in rete e non solo, lo condivido, comunque sia sì,sei stata abbastanza esplicita nel tuo post, ho voluto soltanto mettere in evidenza che la foto per me non è determinante, le persone le giudico per altro, per ciò che sono realmente, cuore, testa, anima e cervello, al di là del loro aspetto fisico, che in una società dell'apparire senz'altro conta, ma che per me non è determinante.
Sulla "dignità che si lega a un certo grado di riservatezza" la vedo non tanto relativa a quello che si mostra, ma a quello che si racconta, a volte senza alcun pudore, forse per il fatto che in rete circola una sorta di anonimato la gente si scatena e, ecco, questo non mi sembra giusto, non lo sopporto, c'è un limite che secondo me non bisogna oltrepassare, altrimenti non è più una confidenza, se fatta a tutti, ma solo un modo come un altro per piangersi addosso cercando un ampio consenso che per necessità di cose arriva ed è scontato.

E’ della spettacolarità dell’emozione che forse bisognerebbe parlare e in questo senso la “realtà”, con media, programmi Tv e quant’altro ne è protagonista.

manu

alessio, ma il punto è proprio questo: uno non deve sempre scegliere pose costruite ad arte per ottenere questo o quell’altro… o sì? dici che essere semplicemente se stessi risulterebbe troppo complicato?
arthur, ognuno è libero di pubblicare quello che vuole, ci mancherebbe. io puntavo il dito sulla deriva del processo. su come un’icona, all’inizio identificativa, sia diventata invece portatrice di molti più contenuti del contenuto stesso. e su come l’esibizionismo fine a se stesso finisca per distruggere qualsiasi tentativo di comunicazione vera. è chiaro che non tutti usano le foto così… mi viene il dubbio di essere stata poco esplicita nel mio post! :-P
kovalski, grazie, come sempre. siamo d’accordo: è (anche) una questione di dignità e di senso del valore di sé. sulle foto con la testa nel forno, che dire, il figlio maschio di sylvia plath si è suicidato nel 2009 e questo dovrebbe far capire la portata del disastro che quel suicidio ha significato. scherzarci su mi sembra come fare ironie sul terremoto dell’aquila, per fare un esempio più vicino a me. forse, come sempre, semplicemente ho un senso dell'umorismo particolare. io non ridevo... ricordi? :-*
albafucens, scopro con te che la saggezza è una questione di cuore… e all’improvviso mi sento saggissima! :-) (non avevo dubbi sul fatto che adorassi sylvia plath!)
laura, a volte, invece mi sento pesantissima… come se non potessi più compiere un solo passo. è il buon senso, dici? è qualcosa di contrario al flusso generale delle cose e, purtroppo, mi sembra che pretenda sempre più energia. (che facciamo: io torno a scrivere e tu non scrivi più? :-*)

Laura

(Quando mi fermo qui a leggerti, volo sopra gli ingranaggi che talvolta impigliano anche i miei pensieri... E imparo che il pudore, il buon senso, la pienezza interiore hanno ali leggere.)

albafucens

... ops sfuggì...
e tu il cuore ce l'hai :**

albafucens

sagge parole... come dice una frase,
"la saggezza, contrariamente a ciò che si racconta non viene con l'età. Saggio non è una questione di tempo, è una questione di cuore e il cuore non è nel tempo" (Christian Bobin)e poi adoro Silvia e la sua poetica

kovalski

come al solito.
tu, come al solito. e come sempre. da anni e anni.
a parte gli iati e le assenze. tu sei come sempre:
mai banale. intelligente. con un angolo visuale originale sulle cose e sul mondo.
e uno può condividere o non condividere, ma non può trovare scontato quello che dici.

anche quando parli di un tema per il quale mi sento tirato in ballo :-P

e anche se non al tuo estremo ( ;-P ), però condivido la ritrosia sulle immagini personali messe alla mercé del mondo tutto.
e soprattutto, condivido la questione della dignità che si lega a un certo grado di riservatezza, e credo che questo in fondo sia aver cura e avere il senso del valore di sé.


detto tutto questo: quelle che le foto con la testa nel forno, beh loro sì che avrebbero dovuto accenderlo il gas. e anche un accendino, subito dopo. e dare così un senso al loro essere delle povere coglione. e farlo in modo luminoso e risplendente. ;-D

arthur

Era tanto che non ti leggevo in effetti e in questo tuo ultimo brano mi è venuto in mente l’idea che mi ero fatta di te qualche post fa. Una bella idea ovviamente. :-)

Sai, non so se tu mi hai seguito nel frattempo e quanto in effetti, ma per certi versi sono d’accordo con te e per certi altri invece la vedo in maniera diversa, ma solo per giustificare certe mie scelte, ovviamente, è chiaro no? :-)

Quando ho aperto il blog non sapevo se mettere una mia foto oppure no, e alla fine ho optato per il sì, mettendo una mia foto che tra l’altro avevo utilizzato per un calendario fatto tra amici e che avevo trasformato come se fosse un ritratto ad olio. Oggi come avatar uso una mia mezza_foto, giusto per dare l’idea di chi io possa essere e essendomi convertito da poco a whatsapp, mannaggia, l’equivalente ma intera, cioè con il viso visibile.

Ma non m’interessa se devo essere sincero. Dopo sei anni di blog ho imparato che le persone non sono solo ciò che la foto rappresenta, anzi, certo aiuta, nel senso che appunto da un’idea di chi ci si trova davanti, ma spesso le persone le ho immaginate senza bisogno di vederle, ho sentito i loro sorrisi, le loro urla e i loro pianti forse più che se le avessi avuti davanti, perché ci vuole “impegno” per ascoltare, per sapere che comunicare è una piccolissima cosa che va al di là dal toccarsi o dal vedersi soltanto.

Infatti, spesso non faccio caso alle foto che accompagnano gli avatar, dopo un po’ le dimentico e quella persona se ho la possibilità di conoscerla meglio, me l’immagino a modo mio.

Che poi le foto rappresentino in nostro passato, beh, senza dubbio, ma sono anche del parere che metterle in rete non sempre voglia dire esibizionismo e vanità, alle volte senz’altro, ma lascio loro la libertà di farlo, in fondo, cosa mi toglie?

Al massimo un sorriso, ma dopo vado avanti.

Ps: simpaticissimo il commenti di XXX!!! :-)

alessio

Cara Manu, forse sono io che non ho capito niente del mondo e delle ragazze ma quello che hai scritto mi piace e intercetta un ragionamento che porto avanti da qualche mese con due miei amici.... Molto spesso le ragazze conosciute su facebook dal vivo sono molto molto diverse da come si ponevano sul web. Spesso la realtà è migliore e più naturale, mentre le pose che scelgono e gli atteggiamenti che usano risultano spesso volgari e troppo costruiti. Fai bene!

manu

bene, xxx, noto con piacere che hai colto in pieno il significato profondo del mio post... :-D

xxx

Il mio commento di prima non è mai apparso. Dicevo che sono daccordo, ma che se avessi la metà del tuo fascino e la tua età mi esibirei... e come!

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