le rimembranze. le ricordanze. le ansie. la critica - latente, fastidiosa - di una diminuzione della poesia laddove si mischi col fango, la miseria, delle umane giornate. come se un poeta, mentre scrive, potesse essere altro da sé. come se, potendo, fosse un atteggiamento sano, da raccomandare. fuori c'è il sole e anche dentro. studio parole più grandi di me e, interpretando, capisco che è cosa pessima interpretare. sogno un mondo di poeti in cui si risponda alla poesia con la poesia. alla vita con la vita. a pensarci la critica, tutta la critica, non è leale. rispondere in prosa a una domanda in rima, ad esempio: non è elegante, non è educato, non convince.
fuori c'è il sole ed è tutto, questo mi rende felice. mi mancate, tutti, sempre. e a tratti penso che non vi ritroverò più. non più come nell'immagine di voi che porto con me. viviamo, cambiamo. ci rendiamo irriconoscibili, in senso stretto. e anche inconoscibili, sempre più. importa meno che l'altro comprenda e approvi il nostro stare al mondo, è già un'impresa convincere se stessi. e poche, pochissime, sono le persone di cui, davvero, ci importi l'opinione. tutto il resto è noia.
però puoi aprire un libro e trovare l'opinione di leopardi, ad esempio. ma anche quella, di anno in anno, cambia sotto i tuoi occhi. e allora c'è il tentativo di fermare il vortice, mettere dei punti. come su una giostra che gira velocissima, toccare con la mano, sfiorarlo appena, il pennacchio che penzola dall'alto. come per ricordare, almeno a lui, al pennacchio, che esistiamo. e che potremmo, sapremmo, fermarci da un momento all'altro. il pennacchio, per me, è friendfeed. è twitter. è facebook. è tutto lo sciatto che è diventato essere online oggi. due o tre parole, più veloci di un sms, che vogliono solo, disperatamente, dire: io esisto. e cercano di farlo in un modo ridicolo, inconsistente. quasi senza lasciare traccia. ma all'io denutrito, a bordo della giostra, basta. basta e avanza. basta allungare la manina verso il pennacchio per sentirsi felice. su una giostra di merci e gingle pubblicitari che mette i brividi.
io sono fuori dai giochi, ferma al lato della giostra. a volte mi sembra che quacuno potrebbe fiinalmente riconoscermi e allora saluto, ma lo scambio di sguardi è fugace, non c'è tempo e subito la velocità lo riporta altrove. ovviamente anche vivere come me non è facile: io per quelli sulla giostra non esisto. e quindi non esisto per il mondo contemporaneo, è un fatto. la differenza è la consapevolezza. la distanza con cui posso permettermi, ferma, di capire il mio tempo. se chiedi a un gruppo di persone: che cosa ti fa stare bene, cosa ti rende felice? otterrai una marea di immondizia consumista, masticata di bocca in bocca, in cui sarai invitata ad immergerti. è il sintomo di una schiavitù senza precedenti: per stare bene, per essere felice, devi pagare. e a me solo pensare che lo schifo che sono i soldi possa entrare in un concetto tanto bello come la felicità mi fa venire le lacrime agli occhi.
solo per dirvi che ultimamente ho difficltà a riconoscere la rete e tutta l'intelligenza che ci scorreva prima. nel frattempo la mia vita è cambiata ma io ho resistito, sono stata più forte e sono come prima, più di prima. non ho perso le parole. non me ne faccio niente di cento caratteri. io sono ancora per la lunghezza, per l'approfondimento, per la rilettura. non m'importa sapere se ti piace quello che ho scritto, mi importa sapere che ne pensi. non mi interessa sapere se sei al terzo caffé, né dove hai mangiato a pranzo. io vorrei sapere chi sei e un tot di marche e una decina di abitudini (tipicamente così mainstream da spingere alla misantropia) non aggiungeranno niente. certo: per dirmi chi sei occorrerebbe saperlo. occorrerebbe, soprattutto, avere la voglia di chiederselo. e proprio quella, credo, sia ormai scomparsa. l'importane è essere riconoscibile agli occhi di quelli sulla giostra: mangiare negli stessi posti degli altri, con ai piedi le stesse scarpe, con la stessa vacanza prenotata a fine luglio e far finta che basti. a me non basta. ed è sempre più difficile incontrare delle persone.a me piace perdermi. andare in una nuova città e girare. fermarmi dove mi va e non dove centinaia di persone che non sanno niente di me mi hanno detto di andare. il piacere, la felicità, anche nei viaggi, viene ridotto a una lista di cose da fare, di cose da avere. e il senso stesso dell'esperienza non esiste più.
penso a leopardi alle sue discontinuità dell'io. penso a gadda alla sua sovrana coscienza dell'impossibilità di dire io. penso a rimbaud, al suo io è un altro. penso a noi, alla nostra generazione, per cui dire io è così facile, così possibile, così pronto e invece non riusciamo più a toccare niente.
ciao Manu,mi piacerebbe sapere se ti ricordi ancora di Graziella e Angela. Abbiamo tra le mani "il piccolo principe" ed il pensiero vola a te. Come stai? Cosa stai facendo? Non ti abbiamo mai dimenticata ed è stato bello ritrovarti qui! Un abbraccio
Scritto da: Angela | aprile 29, 2012 a 14:58
se mai tornerai qui:
http://maidove.blogspot.com
Scritto da: kovalski | novembre 26, 2011 a 15:37
quando sarai tornata sarà di nuovo settembre, come l'anno scorso, e ci sarà di nuovo quella bella arietta e andremo in qualche piazza con viola. non vedo l'ora. altro che mipiace.
Scritto da: cate | settembre 6, 2011 a 12:56
non lo so Manu: in parte ti do ragione, sono con te; penso anche, però, che sia una specie di nostalgia di com'eravamo solo due anni orsono: la rete è un paradosso ormai irreversibile e il dibattito se "stare dentro e lavorare da lì all'incastro dei gangli, o restarsene fuori schifati" è anch'esso ormai antico.
sono capitato qui dopo anni, dopo che mi inviasti il tuo libro, dopo che la vita ha svoltato altre curve, e dove l'unica costante è l'intenso smarrimento che ci vuole, se si vuol vivere e scrivere.
cristiano prakash dorigo
Scritto da: cristiano prakash dorigo | settembre 3, 2011 a 11:35
Manu?
Scritto da: Emanuela | agosto 3, 2011 a 08:42
Manu/mardin.blogs.com, in arte "cuando el sol cambia su color", -quando ha imparato a respirare sott'acqua-, decanta che senza passione l'uomo non è uomo e la vita e la passione hanno tutto in comune: leggerezza.
Nulla che mi basti, nulla che mi guasti.
...leggero applauso signori, please!
Scritto da: Lozoodisimona | giugno 30, 2011 a 14:15
Mardin, giorni fa ti avevo scritto un commento che mi era piaciuto molto.
scarabocchiavo di telefonate e Leopardi, di Nature Matrigne e significanti e significanze varie, di altre cose, di univeristà mie Almae Matres di Studiorum non riusciti come sognavo, ma comunque rimpianti come la giovinezza... di feste arcaiche e di feste della mente, quale leggerti.. di giochi, giostre e giostrai, di postmodernità, di post-consumismi, vite post-umane e post-tutto...
purtroppo quel commento, che poteva essere ai tuoi livello, non si è salvato, e qui ne biascico un ricordo insufficiente, una rimembranza che almeno ha la comodità di partire sconfitta... tu, bene o male, hai talento, il che non si inventa né si compra, e i commenti e i saluti che tu meriteresti o non sappiamo pensarli, o li perdiamo per un fallimento della rete, o li perdiamo dentro la nostra mente...per fallimenti nostri.
ci risentiamo....vi saluto tutti. Francesco.
Scritto da: Solaris | giugno 3, 2011 a 11:12
Tutte le persone che conosceva praticavano lo yoga, andavano in vacanza in Indonesia, facevano shiatsu, tutti sembravano occuparsi di cento cose che li tenessero fuori di casa, quasi nessuno sopportava stare da solo.
Iperborea: Il giorno dei morti
www.iperborea.com
9788870910995
ho finito di leggere questo libro denso, e sono venuta qui a cercare un po' di conforto..
Scritto da: f | maggio 14, 2011 a 20:58
(manu, è davvero bello, per occhi/testa/cuore, leggere le tue parole. grazie.)
Scritto da: Laura | aprile 18, 2011 a 22:49
cara lei. sempre più cara.
xxx
Scritto da: silvana | aprile 6, 2011 a 20:24
Cara manu, sei come la primavera, che ritorna sempre! con i suoi profumi lievi e i suoi colori, a volte ancora plumbei ma pieni di sfumature che all'inverno non si addicono. Continua così, pioggia e sole, burrasca e calma placida, ma non fermarti. noi abbiamo bisogno dei tuoi pensieri e tu sei nei nostri, molto più spesso di quanto tu non creda. Baci, anche a V., che porta un nome primaverile anche lei... m.
Scritto da: monica vannucchi | aprile 5, 2011 a 13:24
..pieno di gente ma poche persone. (Mi è rimasta la fine della frase nel tasto).
Scritto da: Emanuela | aprile 4, 2011 a 13:04
Manu sei tornata: e più GRANDE di prima. Lasciatelo dire. Che se non esprimo tutto ciò che mi fai sentire, vedere, quando ti leggo, proprio non sto bene. E che sarebbe così facile dirti:" La penso esattamente come te; hai scritto ciò che io provo, il senso di estraneità quando sono in mezzo alla gente, a tanta gente, l'inutilità e la tristezza della ridondanza...Ma non è così facile. E così ti dico solo grazie di aver scritto ancora, di riuscire a non farmi sentire così sola, in questo mondo pieno di gente.
Scritto da: Emanuela | aprile 4, 2011 a 10:28
credevo di essere uno dei 1213 italioti al netto di faccialibro e tuitter. pare che siamo in 1214 invece. e non so bene cosa mi perdo, certo, è ovviamente vero se scelgo di satrne fuori, però so che non mi interessa saperlo, e tanto mi basta.
e cerca di non sparire di nuovo. perchè ci piace leggere ciò che producono i tuoi neuroni. che serve a far muovere anche i nostri. esta claro? :-*
Scritto da: kovalski | aprile 3, 2011 a 22:13
Non è un pesce d'aprile? ... sei tornata e poi ci scompari ancora? Comunque sia è stato bello ritrovarti uguale a prima :)
Scritto da: L'Alligatore | aprile 1, 2011 a 21:43
manu cara, se tu cambi e cambiando diventi più tu, e se io cambio e cambiando divento più io, le possibilità di riconoscerci ancora aumentano, perché (ed è ancora uno dei pochi atti di fede che faccio) la vita che si sforza di essere autentica riconosce il suo simile, fossero anche l'una un minerale e l'altra un vegetale, o un animale, o un essere umano, in tutte le possibili combinazioni. ieri avrei desiderato l'afasia, per tenermi tutte le parole che però le devo dire, avrei desiderato dire invece Non ho risposte, se volete vi scrivo, ma solo se e quando le avrò, e forse mai. In una rete in cui si scrive di tutto, sempre più spesso riesco a scrivere niente. In compenso, i miei quaderni aumentano, e la proporzionalità inversa non è un caso. come in tutti i deserti, soprattutto quelli affollati, ci vogliono mappe dettagliate. io le cerco dentro, perché non so disegnare. una gioia, ritrovarti.
Scritto da: Allemanda | aprile 1, 2011 a 18:41
sempre alla ricerca del meglio, più matura, più essenziale, più consapevole, più concreta, mai guasta..
non ti ho dimenticata, anzi credo d'averti chiamata, con il mio ricordo, pochi giorni fa, oppure ho anticipato, con il mio pensiero, il tuo commento sul mio ultimo post.
grazie per ricordarmi ancora.
a sempre..
Scritto da: casamia | aprile 1, 2011 a 18:19
simple, la festa sei tu col tuo spagnolo!
mamo, non è così semplice, lo sai. è sempre più dura arrivare in fondo agli articoli, impegnarsi in una lettura, buttare giù una forma di commento che esprima un'approvazione un po' più costruttiva... c'è il like che risolve tutto, il commento del commento che riassume, novella 2000 che si spalma ovunque. e questo vizia, infetta e, di fatto, circoscrive anche chi normalmente preferisce thomas mann a alvaro il laido. (grazie. :-*)
baskerville, già. ma anche di quelli che costruiscono le macchine. lo stile di guida, ammetterai, può essere molto influenzato dal tipo di macchina che si guida.
Scritto da: manu | aprile 1, 2011 a 15:54
che condivido lo sai già. e non è colpa delle macchine, come sempre. ma di chi le guida.
Scritto da: baskerville | aprile 1, 2011 a 10:25
tu sei cosi' brava a scrivere e cosi' intelligente che ti ho riletto 4 volte. per vedere se c'e' qualcosa di piu' di /se stava meglio quando se stava peggio/. ma non l'ho trovato! (e speriamo sia colpa mia)
il mondo migliora ogni giorno! la rete migliora ogni giorno, c'e' facebook ma la ggente che passa ore a giocare a farmville /prima/ leggeva la gazzetta dello sport o novella 2000, adesso sa 6 parole di inglese e magari per sbaglio va a finire qui:
http://landscape.blogspot.com/
oppure qui:
http://urbiloquio.com/kkblog/
o magari anche qui:
http://mardin.blogs.com/
si puo' andare al MIT o a princeton o stanford senza muoversi da casa (iTunesU), puoi leggere milioni di libri gratis, puoi consultare biblioteche lontanissime, guardare film indistributissimi, puoi fare incontri che al bar sotto casa non avresti mai fatto.
tutto questo c'e' ancora e cresce ogni giorno e' solo sommerso da facebook, twitter e repubblica. ma /prima/ era davvero sommerso dai soldi, perche' se non avevi i soldi per comprartelo i buddenbrooks non te lo potevi leggere.
il "prezzo da pagare" e' che oggi non ti parla piu' solo thomas mann ma anche alvaro il laido. e' un prezzo alto? e' un prezzo?
Scritto da: mamo | aprile 1, 2011 a 09:33
Ogni volta che torni è una festa per il pensiero.
Scritto da: simple | marzo 31, 2011 a 15:05
è bellissimo il guerrilla gardening! :-)
Scritto da: manu | marzo 31, 2011 a 14:52
dobbiamo piantare tantissimi tulipani (o violette) abusivamente in giro per gli angoli buii delle nostre città. non vedo altra soluzione, per ora. ti bacio.
Scritto da: f | marzo 31, 2011 a 14:39