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martedì, 19 gennaio 2010

Commenti

manu

io rileggo, a giorni alterni, tutti i vostri commenti e oggi lo ammetto: non sono più in grado di rispondere. a volte capita, soprattutto quando si arriva così vicino all'osso. però un grazie volevo scriverlo, siete sempre quello che mi fa bene. vi abbraccio.

albafucens

accidenti se sei brava..
altro non so dire..

un abbraccio

Solaris

molto interessante sia l'esperimento di Omar che la sua proposta di una quantizzazione dell'affetto (scritto così sembra arido, lo so).
mi è sovvenuto che qualcuno teorizzò la distinzione tra scrittori grassi e magri, nello stile e più ancora nella ricchezza di contenuti. è l'antica distinzione tra asiani e atticisti (Cicerone aggiungeva i mediostanti rodiesi)... il prototipo di scrittore "asiano" proposto era Balzac. Beckett chissà a che categoria apparterrebbe.....
vi saluto per qualche giorno, sono in partenza per un libro di Jorge Amado.

Omar

Anche la distanza da cui guardi è importante nello stabilire il limite tra quello che puoi togliere e quello che invece no. da vicinissimo si vede la struttura, ma è facile non comprenderne più il senso e quindi niente diventa più essenziale. Scabro ed essenziale, aggettivi che ho usato per rispondere a quanti negli anni (passati!) mi trovavano troppo magro, sono parole che valgono solo per i corpi, dove anche l'evoluzione compie un lavoro continuo di limatura del superfluo. Anni fa ho fatto un esercizio destinato, nelle mie intenzioni, a stabilire quali fossero le interazioni essenziali per una persona inserita in un contesto sociale. sono stato muto per una settimana, e giravo con un blocco in cui scrivevo le cose che mi era indispensabile dire ad altre persone.
alla fine dei cinque giorni (non ho retto una settimana, primo indizio del fallimento dell'esperimento) sul notes c'erano solo note pratiche del genere Torno alle 22, Mi presti la macchina, e così via.
Ma si vedeva benissimo che l'obiettivo era stato mancato, e che non sarebbe stato possibile conseguirlo.
non riesco ad andare oltre il tuo esempio dell'abbraccio, e lo propongo come unità dell'indispensabile. oltre ci si scontra con il principio di indeterminazione :-)

uovofritto

Ciao, scusa anche tu se scrivo qui. L'hai trovata la mia mail vero?

monica vannucchi


Ciao Manu! Per dirti che sono passata di qui già due volte o tre, ma è un momento un po' così, per me: vago di qua e di là, sbatacchiando parecchio e collezionando lividi. Ti leggo e ti penso, e ci sono, però! :-) monica

k

:-*p*

Allemanda

Cara Manu, andavo pensando anch'io, per altre vie e per altre metafore, se non si potesse viaggiare più leggeri di così, e se non valesse tempo e sforzo capire cosa resta, quando anche l'ultima zavorra è andata giù. Ma ho il dubbio che sia molto difficile capire, se non impossibile, per un misero essere umano, quale sia davvero l'ultima. E se sia davvero l'ultima, dopo averla lanciata. E soprattutto, temo non sia possibile il poter sopravvivere alla risposta definitiva. E poi, mi è tornata in mente sul sentiero contrario, la storia della Loba, la vecchia del deserto raccoglitrice di ossa di lupi perdute per il mondo. Solo quando anche l'ultimo e più inutile ossicino è stato trovato, la Loba si siede davanti al suo lupo e può cominciare a cantare. Le ossa allora si ricoprono di carne e di pelo, e più la Loba canta più il lupo riprende vita e comincia a correre e a correre fino a trasformarsi in una donna che ride. Al momento li sento insieme, questa storia e il tuo bellissimo post, e li lascio vicini. Tua A.

Solaris

mamo è quello che più di tutti lavora "a togliere"!

mamo

ho scritto 3 commenti poi l'ho cancellati tutti.
(e' vero)

Solaris

Poi cominciai: «Tu vuo' ch'io rinovelli
disperato dolor che 'l cor mi preme
già pur pensando, pria ch'io ne favelli.

Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia a quella tagliatrice,
parlar e lagrimar vedrai insieme.
----
Dopo il post di Lillo era difficile aggiungere altro: oso perché citato, stampellandomi anche al padre Dante.
No, in realtà è un ricordo divertente quello del mio fallimento come estensore di mini-recensioni; fui punito per un eccesso dello 0,4%. vero è che in 4 battute o meno si può dire molto: amo, si, no, vedo, Dio. Io sono un teorico-pratico del "levar il superfluo", come M. (Mardin, o Michelangelo). Altri sistemi esistono (Proust affastellava grappoli di osservazioni, puntando al traguardo del periodo-pagina). A ciascuno i suoi demoni, grassi e magri, cucinieri o divoratori -perché è sempre un daimon che spinge a scrivere...

lillo

Quella del labor limae, per dirla come Orazio, è in fondo una gran rogna. Hemingway in un suo racconto che parlava di un suicidio (non ricordo più il titolo) a furia di togliere e togliere, alla fine tolse anche la fine del racconto e non se ne capì più nulla. E Carver, che spesso si cita come massimo esempio di sobrietà, molto spesso non toglieva lui, ma i tagli gli venivano imposti dal suo editor. A Erri de Luca viene affibbiato da alcuni critici l’aggettivo di dannunziano. Però in fondo non è così importante. Uno scrive quello che sente di dover scrivere e ci lavora su finché non lo sente perfetto. Poi è il mondo a decidere. La cosa più importante è restare onesti, per quanto difficile. Parlare sempre col cuore in mano. Le poesie più belle di Montale sono quelle per Drusilla Tanzi, oramai scomparsa e ridotta a un insetto infinitesimale, e tutta la vastissima produzione dei suoi ultimi vent’anni di vita non vale quelle 14 dolci poesiole. Ungaretti sui pochi versi che descrivono Marcel o i fiumi della sua Allegria ci ha costruito interi mondi che ancora sogniamo. E anche io spero un giorno di lasciare di me traccia per le poesie dedicate alla mia sposa scappata via col suo demon lover, perché l’unico osso che mi manca per essere davvero felice è quello del suo mignolo quando prendeva il mio durante le nostre passeggiate per indicarmi la strada da seguire. Sull’assenza di quell’osso ci ho scritto il mio libro più bello, quello che nessuno ha mai letto.

xxx

E se ti invitassi a cena, Mardin, che diresti? Sono spesso a Roma negli ultimi mesi e non posso fare a meno di pensarti ogni volta.... ;-P

simple

Togliere è un esercizio utile, a volte sono così sommersa dal troppo che comincio a considerarlo imprescindibile. Ma quando prendo lo scalpello in mano (non sono fatta per le lime) trovo sempre qualcosa da sfoltire.

Giuseppe Ippoliti

Anch'io ho pensato a Giacometti e ai suoi scheletri verdi, è che questo post fa riflettere ma ancora non capisco in che direzione. Saluti.

marco

Che bel conversare. Alla seconda riga avevo già pensato a Carver, al suo fammoso "tagliare fino all'osso, e poi continuare"; alla quarta riga ho capito che era un pensiero un po' scontato, il mio, anche se ne ero andato così orgoglioso.
Ma Erri De Luca toglie? No, la sua è ricercatissima affabulazione partenopea. Handke toglie, ecco. Forse lui, e forse Kafka, il kafka dei racconti, fin quando all'indiano non rimane nemmeno il cavallo sotto al sedere. Ma ciò che conta è che "la carne resiste perché, almeno, è carezzabile", e mi sembra detto bene, la ciccia tiene su, diceva una mia amica, e non intendeva la stessa cosa, era piuttosto una formula consolatoria (per lei), ma la carne, sì, la carne resiste.
Andy Warhol procedeva per accumulo, non buttava nulla, neanche lo scontrino della rosticceria, riempiendo scatole su scatole, per i posteri, quantità di capolavori e di ciarpame. Giacometti invece toglieva, lui procedeva per eliminazioni progressive, fin che le statue gli si polverizzavano fra le dita... Non so chi abbia ragione, ma penso che la ricerca della libertà passi attraverso la rinuncia piuttosto che attraverso il possesso, penso che per essere leggeri bisogna buttare giù zavorra, e perdona il delirio.

f

lo sai invece che io sono ossessiva, terrei tutto anche il superfluo.. e di più.
Ma tutto questo togliere e mettere ossa e muscoli mi ha fatto venir in mente la mostra che ha visto il tom a zurigo KÖRPERWELTEN di Gunther von Hagens chissà se lui sa qual'é l'ossicino superfluo...

manu

emma, sì, promesso. un abbraccio a te.
alda, siamo tutti fortunati. o nessuno.
baskerville, ecco, sapevo che tu mi avresti seguito, il punto è: fino a dove si può togliere perché il cuore continuo a battere con senso?
kvlsk, llr c! :-P

kovalski

allora cia
:-p

baskerville

ma dopo che hai tolto la pelle i muscoli e i nervi rimangono quelle ossa.
e non sai che fartene se non c'è più il cuore.

Alda

Che uomo fortunato, che donna fortunata. Oltre che intelligentissima.

emma

sorrido, mi fa piacere passarti a trovare e trovarti. spesso mi dimentico, aiutami a farlo.
un abbraccio.

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