quando hai vent'anni, ventuno, ventidue, ventitre, ventiquattro, quello che vuoi dalla gente è che ti parli di te. quando hai vent'anni, ventuno, ventidue, ventitre, guardi il mondo per vedere come ti guarda. la gente ride quando fai una battuta, ti bacia quando ti avvicini durante una festa? sì? ah, ecco allora chi sei. ma quelle stesse persone, quelle che ridono o non ridono, baciano o non baciano, sono a loro volta giovani, e allora cominci a pensare, se hai venti o ventun anni, se sei giovane, che di loro non ci si può fidare, dei tuoi coetanei, di quegli schizzati dei tuoi amici e delle tue fidanzate: che non sei tu il motivo per cui ti hanno baciato, ma sono loro, è qualcosa dentro di loro, narcisisti che non sono altro, mentre tu gli stavi chiedendo di te, volevi sapere cosa pensavano di te.
[da tutti gli intellettuali giovani e tristi di keith gessen]
eh, non lo so... suggerimenti? :-)
Scritto da: manu | ottobre 20, 2009 a 16:25
e quando ne hai quasi 40?
Scritto da: felipegonzales | ottobre 15, 2009 a 18:49
albafucens, hai ragione. anch'io non vorrei mai tornare ai miei quindici anni... :-* (devo ancora rispondere alla tua email, perdono!)
andrea, il ticchettare è quanto di più umano e arbitrario. anche secondo me dovremmo, e potremmo, farne a meno. un bacetto.
Scritto da: manu | ottobre 15, 2009 a 16:45
una perdita di memoria. per dimenticare, l'età e il tempo, i giudizi e i narcisismi propri e altrui. guardando il mondo senza l'odioso tichettare.
Andrea
Scritto da: andrea | ottobre 10, 2009 a 00:13
.. a quarant'anni spesso si acquisisce una nuova consapevolezza di sè, io penso di piacermi più ora che non qaundo ne avevo 20.
un caro abbraccio
Scritto da: albafucens | ottobre 9, 2009 a 10:02
forse hai ragione, and. un numero di intrecci decisamente irreale per una città come new york ed io, per amore del vero, tendo a far caso a questo genere di cose. mi è sembrato come se volesse realizzare il cerchio perfetto, quello che la vita ha raramente il tempo di realizzare. per il resto un po' troppo jew york, o forse troppo cosmopolita in un modo che non posso capire, ma brillante. keith gessen mi è sembrato, in molte delle sue riflessioni, molto molto brillante. non ho avuto l'impressione di un paio di idee esplose su più di duecento pagine, mai. ho avuto l'impressione di ascoltare un uomo che ha pensato molto e questo non può che far piacere. o no?
Scritto da: manu | ottobre 8, 2009 a 22:06
letto anche io questo libro, cosa ne pensi? forse cede nel finale.
Scritto da: and | ottobre 8, 2009 a 16:01
grazie a te, casamia. hai ragione, tra amici si dovrebbe usare solo il noi. o, per tagliare la testa al toro, parlare di terzi. :-P
Scritto da: manu | ottobre 8, 2009 a 10:37
a qualsiasi età dovrebbe essere valido questo concetto di quel qualcuno che ha detto :"Avevo due amici e li ho lasciati entrambi, il primo perchè non mi parlava di sè e l'altro perchè non mi parlava di me."
grazie per il tuo commento sul mio blog, un grande abbraccio.
Scritto da: casamia | ottobre 7, 2009 a 18:42
ma, solaris, oggi chi muore più per qualcosa che non sia il colesterolo? si fa già fatica a vivere per qualcosa, tantissima fatica. ma noi non siamo così, no. è qualcosa di liquido e diffuso ma, qualsiasi cosa ne scriva bauman: ancora non così diffuso. :-*
lillo, secondo me si: è diverso. perché durante i thirtysomething ti accorgi che esistono gli altri... o no? :-P
Scritto da: manu | ottobre 7, 2009 a 14:14
dici che è diverso dai 30 in su?? mah...
Scritto da: lillo | ottobre 7, 2009 a 09:23
Ciò che sapevo di Gessen non mi aveva straconvinto. Ma questo brano ha il suo perché.
'Sti Twentysomething, focalizzati su se stessi; facile passare da una amicizia all'altra, fluidità degna d'una società liquida.
Ma quegli stessi something non erano quelli pronti a morire per qualcosa, un ideale, magari un amore?
e divenuti Thirtysomething, fino a Seventysomething.. famiglia, legami.. imparano a bastare a sè? o continuano ad "essere" se qualcuno li guarda? o hanno nostalgia di quando "erano" perché qualcuno li guardava?
Infine, ma noi siamo così?
Scritto da: Solaris | ottobre 6, 2009 a 22:08
laura, sarebbe carino rigirare la frase per ogni età, no? :-P
splendidi quarantenni, allora facciamo che la frase che ho scritto io vale per i cinquanta... resta da trovare la giusta combinazione per i quarantasomething! :-)
Scritto da: manu | ottobre 6, 2009 a 19:31
A quarant'anni il mondo ti guarda eccome, anche perché capita che lo comandi, il mondo, a quarant'anni.
Scritto da: splendidi quarantenni | ottobre 6, 2009 a 18:17
(non avevo focalizzato abbastanza l'attenzione sul tuo titolo, in effetti... ci devo pensar su!)
Scritto da: Laura | ottobre 6, 2009 a 16:40
l'alligatore, merito della lucidità di keith gessen... :-)
sancla, per ora, sono più o meno a metà, non è male. ti faccio sapere!
cate, tu, però, sei uno strano caso di ventiduenne che però ne ha diciotto che però ne ha trentadue... fai tu. (auguri!)
laura, non ti aspettare un libro come una solitudine troppo rumorosa, però. questo è tutt'altra cosa. :-*
marco, se non ci aiutiamo tra noi... :-P
arthur, ecco era proprio questo che volevo dire. ci ho provato ma l'unica cosa che ho messo bene a fuoco è che, secondo me: a quarant'anni, quarantuno, quarantadue, quarantatre, quarantaquattro guardi il mondo per vedere se ti guarda ancora. per il resto non so, suggerimenti? :-)
Scritto da: manu | ottobre 6, 2009 a 14:49
E quando ne hai quaranta o cinquanta o sessanta o settanta o ottanta? ;)
Scritto da: arthur | ottobre 6, 2009 a 14:34
Grazie!
Scritto da: marco | ottobre 6, 2009 a 14:22
Prendo appunti anch'io, ché la Manu ha sempre splendide cose da consigliare...
Scritto da: Laura | ottobre 6, 2009 a 13:53
grazie. ;)
Scritto da: cate | ottobre 6, 2009 a 12:39
Un altro libro aggiunto alla lista. Grazie!
Scritto da: sancla | ottobre 6, 2009 a 09:25
Post perfetto, ho quasi timore di rovinarlo con un commento, come passare sopra ad un dipinto fresco fresco ...acc, l'ho fatto!
Scritto da: L'Alligatore | ottobre 5, 2009 a 23:15