sogni. sogni orribili. sogni che partono bene e poi si trasformano come le vecchiette delle favole. sogni che abusano della mia pazienza e del mio bisogno di dormire. sogni che, a volte, sono solo brutti e prevedibili. come forse il mio inconscio. tutta questa presunzione, tutto il vantaggio che per tutta la vita - in vite come la mia, ben inteso - la mente si prende sul corpo, il pensiero sull'azione, la psicanalisi sull'educazione fisica: ultimamente ne sono quasi disgustata. e intanto sogno e, poi, passo gran parte del giorno a metabolizzare, meglio sarebbe dire ad anabolizzare, perché catabolizzare mi viene male e talmente faticoso che, alla fine, lo giuro, non ne ottengo nessuna energia.
e meglio sarebbe dire, anche, che anabolizzo solo una parte del sogno, non il sogno in sé. il sogno vero, quello dai significati netti e lucidi, rimane lontano, ben nascosto. anabolizzo i resti, quello che mi rimane impigliato sotto le palpebre. come una foto non voluta su un vecchio rullino, una di quelle che, dopo due ore che la guardi, concludi che la striscia rossa che vedi in fondo devono essere proprio le scarpe che portavi quel giorno. come una sfumatura rosa e inspiegabile sulle magliette di
d dopo un lavaggio bianco. e mi complico, lo so. anabolizzo, appunto. complico il semplice e non ne ricavo niente. perché, ormai, il bucato è rosa. e rosa è rosa, non c'è molto da girarci intorno. e quella foto, quella delle scarpe rosse, ormai è lì e tu, coi tuoi occhi spregiudicati, potresti farne quello che vuoi. un po' il senso dell'arte, no? e però la tanto indagata distanza tra realtà e rappresentazione, non so, si fa timida, quando ti metti col righello a segnare i centimetri che fanno la differenza tra quello che soffri nei sogni e la tua vita. una vita, ad esempio, in cui adori gli orsi. soprattutto quelli bruni, soprattutto quelli abruzzesi. un amore che, quasi, ti fa commuovere quando li vedi: anche per sbaglio, anche in televisione. un amore pieno di rispetto che, giuro, mi suggerirebbe una resa incondizionata e piena d'onore se mai mi trovassi di fronte a loro. creature verso cui, come verso un terremoto, oriento un sentimento di sudditanza assoluta. una sudditanza morale, non priva di fascino, che me li fa guardare come prodigi di una natura che, tra le mille mirabolanti meraviglie, ha pensato anche me e che non capirò mai fino in fondo proprio perché esistono loro. e con loro intendo: lupi, orsi, leoni, balene e asini. come vedete non c'è poi questa grande territorialità nella banalità di certe riflessioni. perché, in abruzzo: moltissimi asini molti lupi e un po' di orsi, ma balene pochissime e leoni meno che mai. quel po' di orsi che corrono tra i nostri boschi, vogliamo ricordarli così!, sono diventati un po' il simbolo dei nostri tratti caratteriali, dicono. e, insomma, solo per sottolineare quanto sognare due orsi, la notte scorsa, non mi è sembrato un messaggio poi così difficile da decifrare. ma neanche, di qui la premessa, un brutto sogno per definizione, anzi. cuccioli di orso bruno che scorrazzano in un giardino non meglio identificato. e io che li guardo e più si avvicinano e più li trovo ammaccati, un po' feriti. con grosse zone del corpo quasi completamente depilate e altre arruffate, scomposte, messe male. e loro si avvicinano e non sembrano più cuccioli e non sembrano riconoscermi, né tenere conto, come si dice nei documentari, che io non ho paura. ma, si tratta di secondi: arriva la paura e arrivano anche i loro morsi. mi stringono i polsi e io resisto, sento le mie vene e i miei nervi tendersi per combatterne le mascelle. i denti, già nella carne, sono a un millimetro dal farmi piangere. ma io non piango e spero che smettano, glielo chiedo, anche. non fosse che per riprendere ad amarli meglio. poi arriva
d e, non so come, li allontana. mi sveglio, coi polsi intatti e qualche graffio in più sulle vene.
[é piovuto il caldo, ha squarciato il cielo, dicono sia colpa di un’estate come non mai. piove e intanto penso: ha quest’acqua un senso, parla di un rumore prima del silenzio e poi… è un inverno che va via da noi, allora come spieghi questa maledetta nostalgia? di tremare come foglie e poi di cadere al tappeto? d’estate muoio un po’, aspetto che ritorni l’illusione, di un’estate che, non so, quando arriva e quando parte, se riparte...]
sergio garufi, grazie. è bello vederti qua, benvenuto.
uovofritto, ci proviamo. a farle stare insieme, intendo. grazie, grazie mille. un bacetto.
albafucens, spesso penso che certa malinconia sia un po' un modo di respirare. qualcosa che, vuoi o non vuoi, se ce l'hai, ti segna tutti i pensieri. ti abbraccio e complimenti per le tue poesie.
solaris, le coincidenze, i sogni, le chiacchiere, i simbolismi... quante cose in questa primavera triste! grazie.
l'alligatore, la vita è un sogno, decisamente. ti faccio notare che se me lo avesse chiesto marzullo non avrei mai risposto... :-P
sancla, e questo si chiama amore, amica che impacchetta desideri sulla scala mobile giocando a tetris con il Tempo.
g.piero, è buio, adesso. ma non sarà buio sempre. verrà il giorno in cui tornerà ad essere solo una delle tante notti, nostalgia o non nostalgia, disillusione delle disillusioni. :-*
stellavale, sì, basta sogni...
Scritto da: manu | giugno 15, 2009 a 18:57
Sogni, sogni che fan male......
Scritto da: stellavale | giugno 15, 2009 a 15:03
Sogni, inconscio. E’ buio. Non potrebbe essere diversamente. E allora così, non richiesto, per non esserne influenzato, sbircio solo sotto le palpebre, libero le righe di resto di sogno e leggo, leggo, entro. E per me, che inseguo l’arte di chi quella distanza la alimenta, che quegli orsi così sono io anche e adesso ancor di più, tutto sembra avere a che fare con la disillusione. E per me, grazie a dio, che arriva sempre qualcuno a darmi una mano, tutto sembra avere a che fare con quel “non tornerò mai a prima mai, non tornerò mai dov’ero già”. Ma per me. E potrebbe essere altro, sicuramente altro Mardin. Anche nostalgia.
Solaris, grazie.
Scritto da: g.piero | giugno 8, 2009 a 09:35
ecco, a me piace la tua tendenza a complicare perché il risultato è un post così
Scritto da: sancla | giugno 7, 2009 a 18:16
...ma, la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?
Scritto da: L'Alligatore | giugno 6, 2009 a 20:38
è bellissimo.
immagino, o non immagino, cosa siano gli orsetti incrudeliti e feriti...
mi rimane una strana sensazione di coincidenza, te ne scriverò in una 2a mail.. ciao
Scritto da: Solaris | giugno 4, 2009 a 20:41
è bellissimo il post che hai scritto leggerlo mi ha commossa, un pò ti capisco anche io spesso sono nostalgica.
abbraccio
Scritto da: albafucens | giugno 4, 2009 a 14:26
"...tutta questa presunzione, tutto il vantaggio che per tutta la vita - in vite come la mia, ben inteso - la mente si prende sul corpo, il pensiero sull'azione, la psicanalisi sull'educazione fisica..."
Cribbio, questa è letteratura!
O è vita.
O è letteratura o è vita o letteratura o vita o tutte e due le cose (non potrebbero stare assieme, no?)
Bella canzone, mai sentita prima.
Scritto da: uovofritto | giugno 4, 2009 a 14:25
che bella quella canzone di malika, e che bello questo tuo post.
ciao
Scritto da: sergio garufi | giugno 4, 2009 a 10:52