Sapete quanto sia scontroso, inavvicinabile, rifiuti, persino fisicamente, il contatto con ammiratori e giornalisti. Noi ve l'abbiamo portato qui, in carne ed ossa. E’ cattivissimo eppure ci ha fatto molto ridere.
Martedì scorso al Cinema Massimo c'era Nanni Moretti. La serata, organizzata dall'Accademia dell'Immagine e dall'Istituto Cinematografico La Lanterna Magica, prevedeva: la proiezione di The last customer, un commovente cortometraggio di Nanni Moretti, la presentazione di Te lo leggo negli occhi, un film sulle difficoltà tutte femminili di respirare nel quotidiano di Valia Santella prodotto dalla Sacher Film, un’intervista a cielo aperto con i registi, Il grido d'angoscia dell'uccello predatore 20 tagli d'aprile, un cortometraggio collage di Nanni Moretti e, per finire, un quiz. Sul cinema. Ma anche no.
Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone.
L’appuntamento era alle otto e fin dalle sette e mezza il Cinema Massimo si riempiva di una certa aquilanità. Quella che incontro ogni volta. Quella che, ogni volta, vuole esserci. Sempre la stessa: le amiche del liceo, qualche professoressa, i compagni delle associazioni studentesche, il popolo dei festival d’essai del Cinema Don Bosco, i persi nella vita come dentro una corrida dei tavoli del Boss, gli stessi di quel pomeriggio con Edoardo Sanguineti o di quella sera con Evtushenko. L'osservazione dovrebbe rattristarmi e invece no. Ché c'è forza in questo esserci e conferma e buona volontà. Ma c'è anche che ciò che di una parte occorre ascoltare finisce sempre in orecchie della stessa parte. Ogni opera di evangelizzazione si annulla e vedere il cinema pieno del solito noi lamenta una pigrizia preoccupante e porta a chiedersi: Dove sono tutti gli altri? Perché, lontano o vicino che lo si percepisca, Nanni Moretti non è regista di pochi. Perché in città, come in Italia, non c'è solo il solito noi. Esiste anche una maggioranza silenziosa e incoinvolgibile che non s'incontra mai. Una maggioranza che, semplicemente, sta. E finisce col decidere, avvolta in uno sfilacciato chi tace acconsente, anche per chi difficoltosa mente va. Per questo, venite tutti la prossima volta. Mischiamoci. Almeno ci conosciamo.
Marca Budavari, marca Budavari, marca Budavari, marca Budavari, marca Budavari!
Appena finito il film, si sono accese le luci e Nanni è salito sul palco. Come promesso. Maglioncino verde scuro, camicia a quadri, pantaloni blu. Aria dolce ma nello stesso tempo appuntita, osservava tutto. Ha lasciato che gli applausi finissero, con i suoi capelli vissuti e le mani lungo i fianchi. Poi si è girato verso Piercesare Stagni, conduttore della serata, e verso Valia, quasi a chiedere: E allora, che si fa? Subito Piercesare, con un inequivocabile teoria di parole, ci ha girato la responsabilità di iniziare il dibattito con Nanni.
Piercesare: Non ho resistito alla tentazione di andare a prendere Nanni, quindi non ho visto il film. Per questo, fate voi una domanda ai registi. Voi che avete visto il film.
Tutto il cinema massimo non un posto di meno: [...]
Piercesare: Dài, tocca a voi rompere il ghiaccio.
Tutto il cinema massimo non un posto di meno: [...]
Nanni, prendendo il microfono e accucciandosi come per mettersi seduto: Buonasera, da lassù mi vedete lo stesso se mi metto così?
La galleria del cinema massimo non un posto di meno: SI'!
Nanni, rivolto agli organizzatori: Ecco. Allora portate tre sedie, per piacere?
Gli organizzatori annuiscono e si muovono. Tutti.
Nanni, ancora a loro: E anche dell'acqua, naturale.
Le sedie arrivano, l'acqua anche, il silenzio continua.
Poi, finalmente, mentre un ragazzo con la telecamera gira intorno alle sedie, riprendendo ora l'uno ora l'altro, una domanda per Valia Santella. Com'è lavorare con Nanni? Così si scioglie il silenzio e, piano piano, prendiamo confidenza con le parole simpatiche di Valia e le pause innamoranti di Nanni. Impariamo a riconoscere la sua irrequietezza. Ci scopriamo a spiare la sua smaniosità, a sperare in una delle sue frasi allegre e aguzze. Lui parla oltre la risposta, per risolvere la nostra timidezza. Fa i complimenti per la sala. Dice che è bella. Chiede al ragazzo con la telecamera se ha intenzione di continuare così per tutta la serata. No, perché io mi adatto. Con difficoltà, però mi adatto. Basta saperlo... E guarda tutto. Non sta un attimo fermo. Gamba sinistra accavallata. Poi giù. Poi ancora su. Cambio gamba. Gomiti sulle ginocchia. Mani tra i capelli. Occhi chiusi. Occhi aperti. Così, meravigliosa mente, per ore. E Valia ha detto che è bello lavorare con Nanni. Bellissimo. Ma noi lo sapevamo già.
Sì, gli amici non possono comportarsi così, perché io mica divento amico del primo che incontro. Io decido di voler bene, scelgo; e quando scelgo è per sempre.
Nanni: Non voglio che la Sacher Film produca film Morettiani. Io, come già con Calopresti Luchetti e Mazzacurati, osservo quale potrebbe essere la loro strada. E cerco di essergli più utile possibile lì, sulla loro strada. Anche quando è diversa dalla mia.
Infila un dito nel calzino di Valia e lo alza per farcelo vedere.
Tutto il cinema massimo non un posto di meno: [...]
Nanni: Tipo questi calzini, ecco.
Poi ride.
The last customer
Nanni: Come è nato. Alla base c'è una curiosità, non un'intenzione. Alla base c'è una situazione. Ero a New York per la presentazione de La stanza del figlio, in un taxi. Insieme a una ragazza dell'ufficio stampa della Miramax, una ragazza giovane che si vede anche nel corto. Fa una delle tre figlie. Lei parlava al telefono e diceva: Mamma, don't cry. Così, con mamma in italiano. Io facevo finta di guardare fuori però ascoltavo tutto. Perché sono molto curioso e ho capacità stereo. Poi non ce l'ho fatta più e le ho chiesto: Perché mamma cry? E lei mi ha raccontato la storia della farmacia che la sua famiglia aveva gestito per più di trent'anni. Ora tutto l'isolato doveva essere abbattuto per far posto a un grattacielo. Così, dopo qualche giorno, la farmacia sarebbe stata demolita con tutti i loro ricordi. Allora le ho detto: Troviamo un operatore e filmiamo tutto. Lei non ci credeva, poi, alla quarta volta, ci ha creduto. E così è nato il cortometraggio.
Si è fatta i ricci e già questo io l'ho notato. Ci sono dei guai e allora si crede di risolvere tutto con i ricci... e invece no! Una svolta già c'è stata, e in peggio. I problemi si sono accumulati e non possono essere risolti con i ricci...
Piercesare: Il cinema italiano degli ultimi anni: quali i titoli che sembrano indicare un nuovo percorso, se ci sono.
Nanni: Un nuovo percorso...
Piercesare: O almeno una traccia.
Nanni: Una traccia...
Piercesare: [...]
Nanni: Diciamo che un po' di cinema italiano ha ritrovato un po' di pubblico italiano. Ma un po', non tanto. Per il resto: io sono curioso di vedere film che provengano da qualsiasi parte...
Nanni, rivolto a un ragazzo in piedi davanti al palco per fare una foto: Che facciamo?
Ragazzo in piedi davanti al palco per fare una foto: Una foto.
Nanni: Una foto e?
Ragazzo in piedi davanti al palco per fare una foto: E non viene.
Nanni: Non viene. Se non viene, allora siediti, scusa.
Muscoli! Così non ti vengono quelle spallucce vittimiste dei tennisti italiani, che perdono sempre per colpa dell'arbitro, del vento, della sfortuna, del net... sempre per colpa di qualcuno, mai per colpa loro.
Ragazzetto in felpa gialla: Volevo chiedere a Valia Santella com'è stato lavorare con la Steadycam, se l'aveva già usata...
Valia: Non c'è Steadycam nel film.
Ragazzetto in felpa gialla: Mai?
Valia: Mai.
Nanni: Tu vuoi fare pressappoco il regista?
Ragazzetto in felpa gialla: Sì, mi piace la fotografia...
Nanni: Io penso che una persona che comincia...
Tutto il cinema massimo non un posto di meno: [...]
Nanni: Bello il cinema ma fa un po' caldo, però. Un po’ caldo. Non c'è un modo per...
Piercesare: No...
Nanni: Va be', la prossima volta...
Piercesare: [...]
Tutto il cinema massimo non un posto di meno: [...]
Nanni: Una persona che comincia dovrebbe soprattutto sapere ciò che non vuole e per sapere ciò che non si vuole bisogna aver visto tanti film brutti...
Ragazzetto in felpa gialla: Sì, però, se uno non conosce i mezzi tecnici...
Nanni: Sì, però, scusa: avevo appena cominciato...
Ragazzetto in felpa gialla: [...]
Tutto il cinema massimo non un posto di meno: [...]
Nanni: Una persona che comincia dovrebbe soprattutto sapere ciò che non vuole e per sapere ciò che non si vuole bisogna aver visto tanti film brutti. Perché all'inizio arrivano solo proposte di routine... Però se tu, sapendo cosa non vuoi, li inviti a lavorare in modo diverso riesci a far venir fuori soluzioni più originali. Perché sai ciò che non ti piace. Tanti vengono da me e mi dicono: è un film pieno di sincerità e passione. Come se fosse sufficiente. Sincerità e passione non bastano. Ci vuole tanta attenzione, tanto tempo. Quasi sempre la prima idea è un'idea di routine, un'idea legata a qualcosa di già visto. Quindi un’idea da scartare. All'inizio bisogna capire ciò che non si vuole più che ciò che piace.
Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?
Piercesare: Partecipi alla fase del montaggio? No, perché proprio l'altro giorno rileggevo il libro della collana il Castoro...
Nanni: No, il Castoro, non ce la posso fare...
Si prende la testa tra le mani e si passa le dita tra i capelli.
Piercesare: [...]
Nanni: Non c'ho mai capito niente, ho cercato di leggerlo più volte. Sono vent'anni... Quando ho girato La stanza del figlio non riuscivo a scegliere quale macchina far guidare a Giovanni. Eravamo già ad Ancona per le riprese e dovevo decidere. Non volevo una macchina nuova, perché poi sembra che vuoi fare pubblicità. Non volevo una macchina vecchia che in qualche modo alludesse ad altro. Non so, tipo il Maggiolino. Volevo una macchina solida, ma non costosa. Alla fine avevo deciso per una Escort. Poi il colore. Bianca non mi piaceva, forse grigia... Alla fine noleggiamo questa Escort blu. Ecco, mi hanno detto, perché io non sono mai riuscito a leggerlo, che il Castoro dedica una pagina intera a quella macchina. Al fatto che la targa fosse AP 575 AP. Un numero palindromo e con delle lettere che lette al contrario formano la parola papà... questo per farvi capire perché ho fatto quella faccia: non ci ho mai capito niente. Comunque, tornando alla domanda, io arrivo con sollievo alla fase di montaggio: perché ho a che fare con una sola persona invece che con trenta. Di solito sono contento dal secondo montaggio in poi. Quando cominciano a cadere le scene. Trovo che sia importante non avere un rapporto morboso con quello che si è girato.
The blues: dal Mali al Mississipi
Ragazzo in prima fila: Io ho già visto The last costumer, veniva trasmesso prima del...
Nanni: Trasmesso? Proiettato. Non trasmesso.
Ragazzo in prima fila: Va be', l'ho visto prima dell'ultimo film di Scorsese. Volevo sapere se c'era un motivo particolare...
Nanni: Non c'è un motivo particolare. Tra l'altro precedeva il film di Scorsese che, in assoluto, ha avuto meno successo nella storia del cinema. Quindi, non so, l'avranno visto in due o tre persone. Una è qui. Io sapevo che il rischio di incontrare qualcuno che lo avesse già visto c'era. Infatti prima all'autogrill, mentre mangiavo un panino Icaro, pensavo: Chissà se Enrico, che ha già visto il cortometraggio, verrà stasera... chissà come la prenderà... Enrico? mi è venuto così, ho tirato a indovinare.
Finché dura...
Piercesare: Quando osservo il successo dei tuoi film in Francia penso: cos'è che noi italiani ci lasciamo sfuggire?
Nanni: Non è che i miei film in Italia vadano proprio male...
Piercesare: [...]
Nanni: No, poi stai prendendo un po' troppo spazio...
Piercesare: E’ l'ultima cosa, dài.
Nanni: Promesso?
Piercesare: Promesso.
Nanni: Da anni i francesi accolgono bene i miei film... Ed io penso sempre a una frase che mi diceva mio padre. Mio padre è morto diversi anni fa, ma finché era vivo lo costringevo sempre a recitare nei miei film. Era molto bravo. Lui non era un attore, era un professore di epigrafia greca. E diceva: Finché dura... Me lo diceva sempre. Anche quando continuavo a prendere bei voti in latino e in greco pur non sapendo niente. Finché dura... Mi diceva. E infatti non è durata: in prima liceo m'hanno seccato. Prima m'hanno dato quattro materie, sono stato tutta l'estate sui libri e poi a settembre m'hanno seccato.
Piercesare: Però penso anche al successo di Ferreri in Francia...
Nanni: Sì, però Ferreri vive a Parigi...
Piercesare: Sì, ma prima era stato in Spagna...
Nanni: Va bene, sì, era stato in Spagna. Ma a me... Io sto qua, comunque vada.
Piercesare: [...]
Nanni: Io sto qua.
Forse noi possiamo capire questi suoi giochi intellettuali, questi esperimenti linguistici. Ma una casalinga di Treviso cosa capisce di questo suo linguaggio nuovo? Cosa gliene importa a lei che ha lavorato tutto il giorno, la sera è stanca, ha voglia di divertirsi?
Nanni: Dunque, il finale di Palombella rossa. Che dire. C'è un sole dell'avvenire di cartapesta. Perché è un film sulla crisi della sinistra. Ma invece di fare un film realista - un dirigente di sezione che gira in maggiolino ha mal di testa e prende Optalidon ha una crisi politica legata a una crisi esistenziale e cara noi ormai stiamo insieme solo per abitudine e compagni tanto simpatici quanto gretti - ho fatto Palombella rossa, che non è un film realista. Per questo il sole è di cartapesta, per questo il bambino ride e per questo la musica non è proprio l'Internazionale Socialista. E’ un inno dei lavoratori, ma un po' storpiato e al carillon.
Sì, sì. Ma siamo seri. Ma che ci frega a noi dei desideri delle masse?
Uomo dalle prime file: Volevo sapere: sempre co’ ‘sti giratondi...
Nanni: [...]
Uomo dalle prime file: Probabilmente s'è stufato pure lei...
Nanni: No.
Uomo dalle prime file: Ogni giorno vedi che sei sempre solo...
Nanni: Non sono solo. Da solo non si porta un milione e mezzo di persone a Piazza San Giovanni.
Uomo dalle prime file: Sì, ma uno, alla fine, si stanca...
Nanni: No, io no.
Uomo dalle prime file: Ti viene un po' la tentazione di diventare apolitico...
Nanni: No, a me no.
Istintivo ritardato
Uomo dalla platea d'ora in avanti rinominato istintivo ritardato: Volevo fare i complimenti a Valia Santella, anche se io, per queste cose, sono un istintivo ritardato e non so dire, adesso, se il film, in realtà, mi sia piaciuto o no. E poi volevo togliermi uno sfizio col signor Moretti. Ho una domanda che mi percuote da tantissimi anni. Ogni volta che con la mia famiglia rivediamo i suoi film, e li rivediamo sempre...
Nanni: Che famiglia!
Istintivo ritardato: Sì, noi li vediamo spesso e ogni volta ci chiediamo: Chissà quanto ci sarà di Moretti in Apicella e quanto di Apicella in Moretti. Michele Apicella con tutte le sue ossessioni, con tutte le sue manie, con tutti i suoi tic...
Nanni: Fermati qui perché se dici psicosi... Allora, intanto: 065745353. Questo è il numero della Sacher Film. Quando hai capito se ti è piaciuto o no, ci chiami e ci fai sapere. Tanto noi siamo sempre lì. Dalle 8:30 alle 18:30, dalle 14 alle 15 c'è pausa. Poi, quanto c'è di autobiografico. In Bianca il protagonista è un omicida, non so se ti è sfuggito questo... Ecco, proprio autobiografico non è. Diciamo che mi sono divertito a creare Michele Apicella, che, non a caso, aveva un incidente e non si ricordava più niente del suo passato. Mi sembrava calzante per interpretare la crisi della sinistra. Poi ho girato due film diaristici. Caro diario e Aprile. In Caro diario l'episodio della malattia è completamente autobiografico. Racconta di un tumore che ho avuto quattordici anni fa. Lì ero me stesso. Anzi: diciamo che interpretavo me stesso. Perché non si può essere se stessi davanti alle telecamere. Però, ad esempio, l'episodio della telefonata durante la Chemioterapia è reale. Volevo filmare una seduta di Chemio e avevo portato con me un operatore. Questo prima di pensare al progetto di Caro diario. Poi in Caro diario si dice che Flashdance mi ha cambiato la vita. Ecco, quello non è autobiografico. Ma girare in Vespa, a Roma, d'estate, per i quartieri periferici, sì: è autobiografico. Poi in Apicella, che è il cognome di mia madre, ci sono alcuni tratti del mio carattere. Una certa rissosità, più o meno repressa. La golosità. Giocare con le palline da tennis, anche se ora non lo faccio più. L'attenzione alle scarpe: è vero, ci faccio caso. Soprattutto a quelle delle donne. Io ho portato sempre Clarks o mocassini, poi mi hanno regalato queste. Io le trovavo buffe, però, poi, le ho usate ed erano comode. Così ne ho prese un altro paio. Poi, vediamo... Il telefono, la mania per il telefono! Il telefono, per me, è il mezzo espressivo principe. Poi ho dovuto ripiegare sul cinema. E gli ambienti, anche. La scuola: mia madre insegnava al liceo e mio padre all'università. E lo sport: ho giocato per anni a pallanuoto, ora gioco a tennis. Ma non gioco per giocare, gioco per vincere. Non capisco quelli che giocano per giocare. Io posso palleggiare per cinque dieci minuti, poi dico: Facciamo una partita! Che senso ha palleggiare? Io devo vincere. Poi, che dire, la gente tende ad identificarmi completamente. In Bianca Michele Apicella è sospettato insieme a un suo vicino di casa, interpretato da Remo Remotti, di essere un plurimocida. Ricordo che all'uscita della Sala Eden a Roma, dopo la proiezione e dopo aver assistito ai dieci minuti di confessione in cui Michele ammette di essere colpevole, una signora mi ha chiesto: Però non eri tu l'omicida, vero? Secondo me, tu ti sei incolpato per discolpare Remo Remotti! Dopo dieci minuti in cui il protagonista confessava tutto. Così, ad esempio, mi è piaciuto spiazzare il pubblico ne Il portaborse di Luchetti. Lì interpreto il ruolo di un cattivo...
Istintivo ritardato: Eh, ma anche lì c'erano dei tratti che comunque...
Nanni: No, non aveva molto a che vedere con me. Spero.
Istintivo ritardato: Comunque la ringrazio, da domani quando in famiglia la rivedremo...
Nanni: Sì, ma non domani. Senza fretta! Ci sono tanti bravi registi...
Il grido d'angoscia dell'uccello predatore 20 tagli d'Aprile
Nanni rivolto a Piercesare: Non so se tu l'hai detto quando hai presentato la serata...
Piercesare: [...]
Nanni: Non hai capito. Tu non hai presentato la serata.
Piercesare: Ho fatto una presentazione veloce.
Nanni: Una presentazione veloce... Comunque: durante la serata verranno proiettati due cortometraggi. Il primo già l'avete visto, il secondo è Il grido d’angoscia dell'uccello predatore 20 tagli d'Aprile. Poi ci sarà un quiz. Vi farò delle domande e potrete vincere: un libro di Caro diario e una maglietta tratta da La sconfitta con la scritta Sono un mostro e ti amo. Questo è un cortometraggio formato da venti scene tagliate da Aprile. Aprile è un film ambientato durante la vittoria della sinistra del novantasei... D'altra parte la sinistra in Italia ha vinto solo una volta in un secolo, non c'era pericolo di sbagliare. Comunque, dicevo, sono venti tagli. Dopo la proiezione al Cinema Sacher è venuto un ragazzo e mi ha detto: Ti ricordi di me, ho partecipato alle riprese di Aprile... ma la mia scena è stata tagliata. Ecco, ora sono stato tagliato anche dai tagli.
Per la cronaca il quiz è stato vinto da Fabio Ranieri. Per selezione naturale, direi. Chi sarebbe stato in grado di infilare uno dietro l'altro i nomi di tutti i ministri del governo del novantasei neanche fosse la formazione della nazionale dell'ottantadue? Ha detto così: Prodi, Veltroni, Turco, Bassanini, Finocchiaro, Bogi, Dini, Napolitano, Flick, Ciampi, Visco, Andreatta, Berlinguer, Di Pietro, Pinto, Burlando, Maccanico, Bersani, Treu, Fantozzi, Bindi, Ronchi e Costa.
Fabio, poi, voleva passare anche al Sottosegretariato di stato. Ma Nanni era già orgogliosissimo così, si vedeva, e gli ha regalato il libro. E’ preparato, il ragazzo.
Il loro linguaggio.
[Uno dei tagli.]
Da un articolo di giornale impariamo due neologismi. Doppiopesisti, quelli che applicano due pesi e due misure. Cerchiobottisti, quelli che danno un colpo al cerchio e uno alla botte. Mon Dieu!
Se avesse vinto Troski...
[Un altro dei tagli.]
Nanni, accarezzando la pancia di Silvia incinta di Pietro: Eh, se avesse vinto Troski...
Silvia: [...]
Nanni: Che dici, dobbiamo cominciare a mettere da parte i soldi per lo psicanalista...
Silvia: Ma dài, Nanni, forse non serve.
Nanni: Come non serve? Con un genitore come me! Magari solo una terapia d'appoggio, il bambino farà dei disegnini, magari lo aiuto un po' io, e li porterà a far vedere allo psicanalista... solo una terapia d'appoggio.
Sì, guarda io sarò anche noioso ma pure la vita l'hanno organizzata in una maniera così spaventosa...
[Un altro taglio ancora.]
Ombretta Colli, su un palco: Io vengo dalla sinistra, solo i cretini non cambiano mai idea!
Nanni, scattando in piedi e rivolgendosi alla sala: Eccomi qua, presente! Parlava di me!
E quando ho visto le sue scarpe io ho capito tutto di lei...
Quando la serata è finita mi sono avvicinata a Nanni.
Io: Nanni, posso farti una domanda...
Nanni: Certo, sì.
Io: Cosa devo fare della mia insofferenza?
Nanni è scoppiato a ridere. Capiva che se mi rivolgevo a lui è perché lo considero un esperto di fama internazionale.
Io: Devo dominarla o coccolarla?
Nanni: Eh, che dire... osserva tutto, stai zitta e poi, ogni tanto, esplodi.
Io: Esplodere proprio ogni volta è presto, ve'?
Nanni: Sì.
Io: Più in là...
Nanni: Sì, più in là: è meglio. Non è né una cosa di cui vergognarsi, né una cosa di cui andare fieri. Ogni tanto esplodi, ogni tanto no. Purtroppo è così...
Io, attraversando la tenda del Cinema Massimo: Ti piacciono le mie scarpe, Nanni?
Nanni, ridendo: Sì, sono molto molto carine. Buonanotte. E grazie.

beppe, non sarai mai solo. chi si preoccupa di come la propria musica abbracci quelle degli altri non può essere solo. :-) sono stata felicissima di rileggerti. felicissima. baci.
Scritto da: manu | ottobre 30, 2004 a 14:05
Che ti posso dire? Che l'ho gustato parola dopo parola. Anche perché sono riuscito a sopprimere la tua musica prima che iniziasse. Niente contro la tua musica, eh. E' che si incastra con la mia. E qualche volta van d'accordo (oddio, questo è quasi un gioco di parole) e a volte no. E non so mai decidermi se ascoltare la tua musica, la mia, o tutte e due incastrate. Oggi, poi, che mi sento così appartenente a una minoranza che è quasi come sentirmi solo. Un abbraccio, Beppe
Scritto da: beppegi | ottobre 29, 2004 a 15:04
va bene, ma giusto perché ti laurei. :-)
Scritto da: manu | ottobre 28, 2004 a 12:54
facciamo però che è un'altra volta?
Scritto da: dada | ottobre 27, 2004 a 21:11
dada, una volta dobbiamo provare. dài. :-P
Scritto da: manu | ottobre 27, 2004 a 13:12
allora grazie, cristiano. :-) come stai?
Scritto da: manu | ottobre 27, 2004 a 13:12
Io non mi stirerò mai i capelli! Nè per la laurea nè per altre occasioni! Anche perchè non ne varrebbe la pena, con l'umidità che c'è mi si riarriccierebbero istantaneamente...
(per lo shampoooo arriverà, anche se un po' vuoto...)
Scritto da: dada | ottobre 27, 2004 a 00:03
sei brava, davvero.
accettalo come una critica, non come una frase buttata là.
ciao, a presto
cristiano prakash
Scritto da: cristiano prakash | ottobre 26, 2004 a 17:40
su, tutti i titoli che ho scelto sono frasi che ho amato molto. difficilissime. come quella sull'amicizia o quella sulla minoranza, appunto. come istintivo ritardato: è un ossimoro più dolce degli altri. :-)
Scritto da: manu | ottobre 26, 2004 a 13:21
sì, dada, non ti dico: alle volte riesco a inventare domande di una precisione così appuntita che mi metto in imbarazzo da sola... :-P aspetto ancora la tua adesione ai profumi: voglio il tuo shampoo. ma davvero per la laurea ti stiri tutti i capelli? :-D
Scritto da: manu | ottobre 26, 2004 a 13:19
Moretti, che tipo. Riesce a starmi simpatico pure quand'è indiscutibilmente antipatico. La sua spocchia e il suo narcisismo a volte mi provocano... insofferenza, ecco. Ma le sue prediche ci sono necessarie, sì.
Poi volevo dire che:
-istintivo ritardato è bellissimo, altroché. Istintiva ritardata anch'io. Non sempre, ma spesso sì. Càpita, càpita...
- i titoletti numero 2 e 4 li ho fatti miei da anni, ma è dura, eh, eccome.
Scritto da: su | ottobre 25, 2004 a 18:57
Divertente, e grazie per averci reso persone informate sui fatti! :O)
Qualche anno fa venne anche a Padova, ma non ci andai, non mi ricordo per quale motivo, ma tanto non gli avrei chiesto nulla... Vabbeh, per fortuna che ci sei tu che gli chiedi come sono le tue scarpe! :-P
Scritto da: dada | ottobre 25, 2004 a 16:27
bpz, non ci sono tagli tagliati. l'articolo che è uscito sui giornali, quello sì, è stato tagliato. qui c'è tutto. :-)
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 16:02
616, ma grazie! e benvenuto. :-*
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 15:59
tutti i lettori del commento del mullah non uno di meno: macché cattivo, macché odierà, macché. :-)
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 15:59
teresa, un profumo buono e abbracciabile. :-) provaci se lo incontri. buona settimana.
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 15:55
renton, sì: è stato bello. :-) le mie scarpe erano: bambine, sceme e retrò. come quasi tutte le mie scarpe, del resto. baci.
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 15:51
gaspar, grazie a te. e torna. :-)
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 15:47
irene, è così come lo vedi nei film: insofferente, irrequieto, adorabile. :-) baci.
Scritto da: manu | ottobre 25, 2004 a 15:46
Post bellissimo, grande blog. Linkato.
Scritto da: 616 | ottobre 25, 2004 a 03:17
Tutti i lettori di Mardin non uno di meno:
Wow! :-)
E' tanto cattivo il ragazzo. il ragazzo inpiedi davanti al palco per fare una foto lo odierà. però vabbè. ce lo teniamo volentieri anche così. così come volentieri abbiamo visto andar via la Colli.
Scritto da: mullah | ottobre 25, 2004 a 00:48
attesa premiata, direi. a quando Il grido d'angoscia dell'uccello predatore 20 tagli d'io sto qua? ;-)
Scritto da: bpz | ottobre 24, 2004 a 22:32
che profumo aveva?
Scritto da: teresa | ottobre 24, 2004 a 21:11
la parte sui girotondi e sul fatto che uno prima o poi si stanca, no, io no, è stupenda. sulle tue scarpe tocca fidarsi di nanni.
Scritto da: renton | ottobre 24, 2004 a 18:16
Bella cronaca, grazie.
Scritto da: Gaspar | ottobre 24, 2004 a 13:31
Ho letto parola per parola godendomela tantissimo!!! Ah, ci voleva un po' di Moretti! Sono morta quando ha detto al ragazzo "proiettato, non trasmesso", come quando in palombella rossa ha preso a schiaffi la giornalistà perchè le parole sono importanti, eh? :-)
Scritto da: irene | ottobre 24, 2004 a 12:02