La mia vicina di casa si distrugge da stamattina di Lunapop e Cesare Cremonini.
Gli uomini e le donne sono uguali, a voler essere precisi.
Gelosie, tradimenti, e notti col coltello in mezzo ai denti.
E nelle mutandine le belle signorine si fanno corteggiare e dopo fanno le bambine, altre fanno uso di parole come biglie c'è chi le corteggia come dolci meraviglie, ma io mi sono arreso, curando questi mali:
gli uomini e le donne sono uguali!
E cose del genere... Non so. Se gli uomini e le donne sono uguali, intendo.
Sorvolo sulle biglie, le mutandINE e il coltello in mezzo ai denti.
Parlo per me che, ormai lo so, non sono niente.
Solo un'anima. Solo un'anima che ride molto e pensa troppo.
Un'anima che mangia una mela grattuggiata in un piattino rosso.
Per un infantile piacere estetico. Solo perché le ricorda quando da bambina aveva la febbre. Un'anima. Né maschile, né femminile, né neutra.
Che ancora risente dell'influenza dei suoi cinque anni, evidente mente.
Che ancora non prende forma e forse sta bene così: solo un'anima, appunto.
Come l'impasto di un dolce. Con molti degli ingredienti già mischiati e pronti.
Ma manca qualcosa e qualcosa del qualcosa che manca non c'è e non ci sarà.
Ché non si può comperare tutto, solo le vite più orribilmente addicted riuscirebbero ancora a pensarlo. Io no.
E sono qua, anima senza corpo, con questo impasto tra le mani.
Che inizia a colarmi tra le dita e cerco di non sprecarne una goccia.
Ché, una volta pronto, sarà il mio rifugio e devo farlo bene.
E continua a colare. Raccolgo le gocce con i piedi e le riporto su.
Seguo tutti i rigagnoli che, via via, si formano lungo le mie gambe.
E continuo a guardare tutti i recipienti che ho di fronte, senza scegliere.
E senza poter usare bene le mani, né i piedi.
Senza farmi terrena, quindi.
C'è un testro per Ciambellone. Con buco in mezzo e forma tonda.
Tutto ciò che non vorrei.
Meglio l'impasto dentro e il vuoto fuori, se proprio dovessi.
Uno per torte. Diametro di ventiquattro centimetri e bordo separabile. Blu.
Interessante: usi il bordo durante la cottura, così vieni su dritta e sicura.
Poi lo togli, a cottura ultimata.
Uno per Pan di Spagna, alto e stretto.
Per sfruttare al massimo i talenti e farli lievitare in altezza.
Non ci sono stampi simpatici e dalle forme attraenti, ad esempio.
Niente cuori, stelle e stereotipi del genere. Non fanno per me.
Ché io voglio essere quello che sono, non mi interessa incarnare un archetipo.
Non ci sono testri da pizza, dove stendere uno strato sottile e uniforme.
Ché dobbiamo lievitare, noi. Dobbiamo crescere, non distribuirci.
Non so quale scegliere e resto qua.
Assaggiando di tanto in tanto l'impasto e trovandolo buono.
Aggiungendo qualcosa via via.
Ma con prudenza: so che mai più potrò distinguerla dal resto.
Per ora cresco così, tenendomi tra le mani.
L'impasto lievita felice e versatile.
Non scegliere diventa un'infinità potenziale, numerabile e pluriforme che mi fa stare bene. Finché scoverò lo stampo giusto per me.
Quello in cui adagiare l'impasto.
Quello in cui cuocere, gioiosa mente, al massimo della temperatura.
Senza bruciarmi, mai.
Un giorno Jean Paul Sartre si trovava in un ristorante e scriveva.
Un ragazzo si avvicinò al suo tavolo.
Lei chi è? Chiese Sartre.
Sono il cameriere. Rispose il ragazzo.
Lei non è il cameriere, lei fa il cameriere. Notò Sartre.
E insomma io tifo per le persone blob. Per quelle che non si ritrovano.
Per quelle che fanno qualcosa ma sono altro e lo sanno.
Per quelle che non hanno fretta di trovare una forma qualsiasi.
Per quelle che non si identificano con una professione, con un ruolo, con una faccia, con una sessualità.
Si dice spesso di un omosessuale, no? Si dice: è gay.
E tutta la sua anima diventa una parola. Per altro inglese, per altro corta.
Non importa cos'altro sia: è gay.
Per gli eterosessuali non è così. Non si specifica.
Non si giudica un'anima dalla sua sfera sessuale, se la sfera è quella prevista.
Continuiamo a far girare un programma pieno di valori iniziali obsoleti e andati.
Dove, per default, uomo è: maschio, bianco, etero, medio.
Dove perché quello che pensiamo si avvicini al vero dobbiamo continuamente specificare, aggiustare, chiarire. Tutte le volte che usciamo dal come deve essere ci sentiamo in dovere di definire, tranquillizzare, escludere.
Così: è nero, è alto, è grasso, è omosessuale, è donna.
E' inutile sottolineare che donna è la svista più subdola del programma che fa girare la razza umana. Ché la donna è imprescindibile e ha un peso diverso, nella gerachia delle informazioni. Occupa un livello superiore. Essere donna non è cioè comparabile con il colore della pelle, ad esempio.
Essere donna è a monte, nella radice dell'albero. Insieme all'uomo.
Perché esistono donne nere, se ci fosse bisogno di specificare.
Perché prima del primo respiro di un uomo c'è quello di una donna e prima ancora quello di un uomo e così via. Anzi, se dovessi riprogettare l'algoritmo e ammesso di conservare la struttura ad albero, metterei un embrione asessuato come radice. Qualcosa cha sia tutto in potenza e nulla in atto.
Qualcosa che insegni la dolce arte del dubbio. Qualcosa che non mi obblighi a dover specificare il nome di una scrittrice prima del suo cognome. Qualcosa di inesatto e da verificare. Qualcosa che non intenda maschio, per default.
Io, così, non mi ritrovo. Né mi sono persa.
Sono qua. Sono un'anima in cerca di una forma.
E il mio nuovo capo, sabato, mi chiede: cosa vuoi fare da grande?
E io rispondo: la mamma.
E partecipo a incontri tipo Blogger VS Scrittori di Napoli e passo tutto il tempo a chiedermi: chi sono io? Son forse un poeta? Non so. Davvero.
Forse tutto questo relativismo finirà per disperdermi, ma non importa.
So che ho un blog, ma non mi sento una blogger.
Non mi ritrovo nelle risate complici di un gruppo di fronte a un singolo.
Prendo le distanze da discorsi articolati sulla scala di Noi e Voi.
Io non sono niente. Io scrivo, anche.
Io sono tante cose. Io non sono disposta a morire per nessuna di esse. Nessuna.
Preferisco sgocciolare via, giorno dopo giorno, tra le mie mani.
O, magari, leccarmi le dita per tutta la vita e nutrirmi solo di me.
Zitta zitta, senza lasciare traccia.
Preferisco così, piuttosto che prendere una forma qualsiasi. La prima che capita.
Non ne ho bisogno, davvero. Non è per questo che sono qui.
L'anima è. Molto più di tutto quello che sembra essere e non è.
Guardatemi nell'anima.
Leggete bene, ciò che sono è qui. Tra mani curiose senza ansia.
E se qualcosa si perde e cade giù, sul pavimento, allora andrà perso.
E se qualcosa arriva, allegra e imprevista, allora verrà con me.
Scrivo su queste pagine. Scrivo di niente e di tutto.
Non cerco forme, neanche se decido di avere un blog.
Non lo faccio per far parte di un gioco. Io sono già impegnata a giocare con me.
Tra dita, rigagnoli e gocce. Non avrei tempo.
Sabato a Galassia Gutenberg ero spesso a disagio.
Era come parlare dell'invenzione della penna Bic e pretendere di trovare una legge che, in qualche modo, legasse il suo utilizzo ai risultati prodotti.
E ci saranno i camerieri che la usanno per prendere le ordinazioni, gli studenti per prendere appunti, gli scrittori per scrivere, i benzinai per fare i conti a fine giornata... che senso ha parlarne?
E' evidente che l'introduzione della penna Bic abbia cambiato il modo di lavorare di tutte queste persone.
Ecco, si può discutere di questo. Di come e di quanto.
O del valore retrospettivo che un cambiamento mediatico finisce con l'assumere, come diceva Tiziano Scarpa. Ché se oggi un cameriere prende la tua ordinazione intingendo la punta della piuma di un uccello in una ciotola piena di inchostro animale, il gesto finirà col prendere mille altre sfumature. E' ovvio. Perché esiste la penna Bic: pratica, economica e versatile. Secoli fa non sarebbe stato così.
L'errore è nella pretesa di confrontare e catalogare gli effetti ottenuti da gente che, solo e partendo da cause diverse, usa uno stesso mezzo.
Un'operazione del genere non è logica, non ha senso statistico e non implica niente. Sguazza nel luogo comune. Tra i valori di inizializzazione del programma: maschio, bianco, etero, medio. E così prendo la distanze da tutti i voi, i noi e i loro. E continuo a giocare con gli ingredienti che ho e, di tanto in tanto, a farvi assaggiare. Aggiungerei, ad uso della mia vicina, se mai leggerà, che gli uomini e le donne non sono uguali. Nessuno è uguale.
Siamo tutti di( )versi.
L' uomo comune è uguale alla donna comune, ognuno è diverso da tutto e da se stesso...
nel tempo.
Scritto da: An3A | aprile 19, 2007 a 23:15
iuppi, ti restituisco l'abbraccio cumulativo! ché anch'io leggo e disegno abbracci per te, ogni volta. ma non sempre li scrivo. :-)
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 17:01
vengo a lasciarti un abbraccio cumulativo per tutti gli abbracci che non vengo a lasciarti mai, però ti leggo sempre, e questo è uno dei più bei post:-)
ciao manu:-)
Scritto da: carnefresca | febbraio 19, 2004 a 15:24
Grazie di cuore. Ci tengo.
Scritto da: Take me in your arms tonight | febbraio 19, 2004 a 14:22
stacca il pezzettino dall'armadio e vieni a parlare con me, irene. :-)
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 14:20
X MANU: bacioni
...x Irene: . . . . . . . . .,-)
BestIo
Scritto da: BESTIO | febbraio 19, 2004 a 14:16
"Dove posso incontrare un uomo che ha perso le parole? E' l'unico con cui mi piacerebbe parlare" (Chuang-tzu) ..pezzettino di carta incollato da anni sul mio armadio.. :-)
Scritto da: irene | febbraio 19, 2004 a 14:13
grazie bestio, anche di qua. :-)
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 14:10
che bello, ellie. ti ho riconosciuto! :-) benvenuta da queste parti con tutti i tuoi colori.
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 14:10
un giorno ci incontreremo e mi dirai, take me in your arms tonight. :-) più tardi ti dirò io, invece. sulla elle.
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 14:07
. . . C'è pOST X tE SUL MIO BLOg
,-)
bEsTiO
Scritto da: BESTIO | febbraio 19, 2004 a 13:54
Penso di essere proprio io quella ragazza. "Sei una blogger?" è una domanda che ha messo a disagio me per prima. Infatti avrai notato che per me non c'è definizione unitaria che tenga. Vedo che sei d'accordo con me, come il tuo timido "sì" ha dimostrato. Sono contenta che mi abbia trovata, e anch'io verrò a trovarti :-) Ellie
Scritto da: Ellie | febbraio 19, 2004 a 13:23
Nessuna idealizzazione. Ti penso carina e sento che è così. Punto.
Scritto da: Take me in your arms tonight | febbraio 19, 2004 a 12:53
bestio, grazie, mi hai scritto parole molto dolci. so che qualcosa resta sempre. tra le dita di ogni incontro, spalmato su ogni sorriso che incrocio, perso qua e là su ogni mano che stringo. :-) la domanda, a questo punto, visto che sei così disponibile, è spontanea: cosa ti è restato? così, magari, mi riprendo qualche pezzetto. ché non fa mai male. :-P
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 12:02
ricordo che una volta ne abbiamo già parlato, take me in your arms tonight. non mi idealizzare. :-)
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 12:00
. . . eppure c'è qualcosa che si lascia sempre, a chi si incontra. . . il ricordo, e l'emozione di una conoscenza fisica mente anch'essa importante. . . qualcosa di quell'imponderabiel impasto resta anche a . . .me, che io lo custodisco, tranquilla, senza dargli altra forma che le mie mani a coppa, per restituirtelo, a te, a Omar, a quelli che ne vogliano, la prossima volta che sarà, ogni volta che ti leggo e ti commento, o semplicemente nel p e n s i e r o
:-)
BestIo
Scritto da: BESTIO | febbraio 19, 2004 a 11:40
Che sei carina lo sento :-)
Scritto da: take me in your arms tonight | febbraio 19, 2004 a 11:06
e tu disubbidisci. ché è anche meglio. :-P baci.
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 10:31
ho capito da sempre, take me in your arms tonight. :-) gli occhi blu mi portavano fuori strada. e anche il fatto di trovarmi carina senza avermi mai visto...
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 10:30
...Il Mullah mi ha inibito di avvicinarmi a te.
BYE!
Scritto da: Porketaro | febbraio 19, 2004 a 10:11
Tu a me in foto, io forse a te nemmeno in quella. L'indizio c'è anche adesso, basta sapere dove guardare...
Scritto da: Take me in your arms tonight | febbraio 19, 2004 a 10:03
iuma, grazie. e non solo dell'abbraccio. non smetti mai di pensare se sei una che pensa. anche mentre eri tutta per pc la tua testolina continuava a pulsare. infatti ti ha seguito fin qua. :-) baci.
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 10:00
take me in your arms tonight, se togliamo gli occhi blu ho capito chi sei. forse. ci siamo mai visti? :-)
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 09:58
graziella, sartre non era precisino. era intelligente. alle volte l'intelligenza è precisa è appuntita. deve esserlo. :-) baci.
Scritto da: manu | febbraio 19, 2004 a 09:57
che bello questo post! mi sta facendo riflettere molto, tu, mi stai facendo riflettere molto. da quando ho avuto Davide il mio credo è sempre stato: Sii concreta! non pensare troppo, e soprattutto non elucubrare, che le forze ti servono per stare dietro a quella peste. solo da poco sto ricominciando a "pensare", pensare che seppur madre, sono un essere pensante, chè come dici tu è difficile categorizzarsi, se solo si ha mente aperta e cuore libero: ed io ce l'ho, la mente aperta e il cuore libero, libero di amare e di essere felice, senza vergognarmene, chè al giorno d'oggi se non sei incazzato..ti reputano un banale, uno scontato. e invece io non sono incazzata e, per di più, sono felice. ti lascio un abbraccio materno, lieve e disinteressato. :-)
Scritto da: iuma | febbraio 19, 2004 a 09:04
Metterò le lenti a contatto marrone, allora. Buona giornata. P.S.: ti ho lasciato un altro indizio, facilissimo da scoprire...
Scritto da: Take me in your arms tonight | febbraio 19, 2004 a 08:34
Sembrerebbe che Sartre fosse uno precisino, no?
Scritto da: Graziella | febbraio 18, 2004 a 23:45
o esuberante mente deallocata. :-) grazie omar.
Scritto da: manu | febbraio 18, 2004 a 22:12
non so se c'è, un stampo adatto, che contenga e indirizzi questo impasto...
forse è bene che ti attrezzi per viaggiare in perenne autocontrollo, le pareti che ti servono immaginale tu, e cresci così, gioiosamente debordante. :-)
Scritto da: Il Mullah | febbraio 18, 2004 a 22:10
dada, io adoro i percorsi e odio le mete. questa è una delle mie caratteristiche più evidenti. e so fare i dolci e mi riescono. e se gioco con l'impasto è un giocare consapevole. ché se volessi potrei prendere uno dei tanti stampi che ho di fronte e, semplice mente, infornarmi. il punto è preferire restare di fronte al bivio. per adesso. consapevole del mistero e a mani giunte davanti a lui. io non voglio definirmi. se potessi non lo farei mai. ma so che devo. altrimenti chi mi assaggerebbe? ricordo dei versi sparsi. non so di chi, che dicevano più o meno così: in me sto bene come il mare in un bicchiere ma se sono in questo calice qualcuno mi può bere. :-) baci, dada. e grazie.
Scritto da: manu | febbraio 18, 2004 a 22:09