giu 30, 2009

senza ragione

not-a-good-reason di natalie dee

ho l'anima che straborda in questi giorni. un fluido neutro pieno di antenne che non trova pace. e registra tutto, anche quello che non c'è. in un momento in cui quello che c'è diventa, a tratti, così stupidamente pesante che quasi viene più facile scrivere di quello che non c'è. ipotizzare confini, calcolare tempi, analizzare sogni, azzardare teorie e cose del genere. poi però c'è la vita, ci sono i giorni lisci e quelli pieni di fatiche, ci sono le scosse di terremoto che continuano a scoraggiare qualsiasi cosa tenti di ritrovare un posto, c'è il sole che scotta proprio quando pensavi che ormai la pelle fosse abituata e la pioggia che, come in ogni film che si rispetti, arriva sempre quando sei a terra.

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giu 15, 2009

no alarms and no surprises

mi piace, l'acqua.

fuori l'aria è piena di ascelle umidicce e ferite in vista. non più l'eleganza del cappotto a ben confezionare il tutto. non più la signorilità di un cappello a coprire ricrescite e capelli crespi. felpette fino alla vita con catetere in vista. ferri infilati nel braccio scoperto di un uomo tra la folla. ombelichi sudati che premono sulle magliette colorate. e piedi, piedi come se piovessero. piedi sporchi, piedi impolverati, piedi appena usciti da un salone estetico, piedi in visita al santopadre, piedi da tutte le parti del mondo. piedi sprofondati su solette in pelle divorodor, piedi a bagno in calzettoni di spugna bianchi, piedi con le unghie nere, piedi con i calli in vista, con le dita screpolate, con le piaghe del pellegrinaggio dell’anno scorso, con l’alluce valgo.

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giu 04, 2009

allora come spieghi questa maledetta nostalgia?

e allora come spieghi questa maledetta nostalgia?

sogni. sogni orribili. sogni che partono bene e poi si trasformano come le vecchiette delle favole. sogni che abusano della mia pazienza e del mio bisogno di dormire. sogni che, a volte, sono solo brutti e prevedibili. come forse il mio inconscio. tutta questa presunzione, tutto il vantaggio che per tutta la vita - in vite come la mia, ben inteso - la mente si prende sul corpo, il pensiero sull'azione, la psicanalisi sull'educazione fisica: ultimamente ne sono quasi disgustata. e intanto sogno e, poi, passo gran parte del giorno a metabolizzare, meglio sarebbe dire ad anabolizzare, perché catabolizzare mi viene male e talmente faticoso che, alla fine, lo giuro, non ne ottengo nessuna energia.

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mag 31, 2009

tutto torna

armstrong c'era!

a me, la bici, piace tantissimo. soprattutto quella da corsa. e oggi, visto che passava sotto casa, siamo usciti per andare a vedere l'ultima tappa del giro d'italia. via cola di rienzo era tutta transennata e piuttosto vuota, perché il tempo non era un granché e per via del ponte. così camminavamo in mezzo alla strada per arrivare all'altezza di via cicerone: dove, il giro, passava e ripassava. io raccontavo a d di quando, nel 2004, a parigi, mi era capitato di aspettare ore sotto il sole di luglio la tappa finale del tour de france e di non aver visto passare armstrong, il vincitore con tanto di maglia gialla. ho ancora le foto, scattate a pochi metri dall'arrivo, e resto convinta che non sia passato. anche se, gente più preparata di me, lo ha visto bene, fotografato e, poi, festeggiato per giorni. come si intuisce dall'immagine. e oggi più raccontavo e più pensavo che mi sarebbe successo lo stesso con danilo di luca, quando abbiamo sentito una sirena e poi un elicottero e poi delle macchine e, davanti alle macchine, un ciclista. era da solo perché era una tappa cronometro, così l'abbiamo guardato a lungo e, insomma, non so come dirvi che quel ciclista era amstrong. lance armstrong, quel lance armstrong.

mag 28, 2009

again and again

campotosto  

arjeplog di annika norlin, lo sapete, aveva già toccato, in tempi non sospetti, le corde più tremule della mia empatia. didascalica forse, lo so: ma la neve, il senso della neve, gli spazi, l'aria che intuisco tutto intorno e il cielo così interminato che neanche leopardi si sarebbe messo a cercare un aggettivo migliore, sono esperienze che eleggono e avvicinano. poi, due giorni fa, scopro che annika ha scelto proprio arjeplog come suo prossimo singolo. sempre in tempi non sospetti sarei stata pronta, per così poco, a scomodare segni e piccole speranze. ora non ci credo più, non così in superficie, poi magari un giorno vi racconto meglio. però guardo il video che ha girato per l'occasione e lo guardo come se fosse un messaggio. e sarà il momento, non so, ma mi è sembrato fosse un messaggio per me.

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mag 21, 2009

siccome immobile

siccome immobile

mi sento in bilico, in pericolo, messa male. mi sembra di camminare con tacchi alti e niente appigli su qualcosa di scivoloso e in salita. mi sto abituando a vivere a precipizio, guardare giù non mi ha mai spaventato. tutto sembra precipitare senza rivolte. tutto viene ingoiato senza lasciare segni. vedo i miei giorni cadere giù, volteggiare elegantemente e posarsi a terra. con la grazia di schiantarsi che hanno le cose leggere, i giorni senza corpo. volteggiano, lottano così come si gioca con l'aria e le altre forze e poi si arrendono giù, uno dopo l'altro, senza urlare. odio chi urla. odio il rumore. e così li guardo sparire in lontananza e non so che fare. ho solo un enorme bisogno di silenzio, un silenzio irreale e pieno solo di pensieri. e lo so che questo spirito non si intona col sole rotondo di fuori. col mio vestito a pois bianchi. con l'estate che, come promesso, è arrivata senza curarsi troppo di noi.

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apr 29, 2009

we were as green as grass

Sprung  

e c'è che tira vento, tantissimo vento. e piove piove piove che non smette più. e quando smette, ormai, sai che da qualche altra parte diluvia. così che il cielo sopra di te è sempre pieno di troppe cose, nella migliore delle ipotesi: nuvole. e poi la natura si risveglia e le foglie, tantissime foglie, riempiono tutti gli alberi qua sotto. e tutto non dorme mai, non si ferma più, si muove sempre. sfiancante. la vita è martellante, se la guardi bene. e anche un po' troppo primadonna, per i miei gusti. per me che, se possibile, mi affaccio su questa primavera più lunare e introversa che mai. tanto che potrebbe come sempre tenersi la ragione, la vita, e questa volta quasi non me ne accorgerei. lei che vuole avere sempre l'ultima parola, lei che vuole intrufolarsi dappertutto, lei che non ammette sfumature, lei che c'è finché ci sei tu e poi sparisce insieme a te. lei che in realtà sei tu, però non puoi capirlo altrimenti finisce il gioco...

apr 22, 2009

memoria di un sottosuolo

Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza.

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apr 16, 2009

e il sangue si mischia col vino

sabato sarò premiata nella sede dell'associazione porthos, in via mantegazza, a roma. sarò premiata per un racconto che ho scritto tempo fa. un racconto che parla di un locale che non so se c'è ancora, il boss, nel centro storico di una città che non so se c'è ancora, l'aquila. il racconto s'intitola: e il sangue si mischia col vino e va bene così. ed è stato un titolo un po' profetico. perché ho vinto tante bottiglie di vino e per tutto il sangue, più o meno visibile, che la vita ha voluto scorresse nel frattempo. ma e il sangue si mischia col vino e va bene così è un titolo che, tornando indietro, non sceglierei: perché il sangue mischiato col vino non va bene, per niente.

apr 07, 2009

chi ci ha rivolti cosi?

io non so bene cosa scrivere. sono confusa, attonita, piena di dolore. provo a mandarlo giù, a nasconderlo sotto la maglietta, ma torna. ripercorro le mie strade, le mie case, la mia città ed è terribile vederla rimbalzare su tutti i giornali distrutta e ferita. e ovviamente un brutto groviglio di dubbi e stupidi paragoni mi sale alla gola. queste cose succedono spesso, purtroppo, ma com'è diverso quando tra le foto dei superstiti su repubblica riconosci la faccia sconvolta di un tuo amico. come è diverso quando ti disperi alle sette di mattina sui corridoi di un albergo nell'attesa che qualcuno risponda. ti sembra di sentirlo quel pronto, tanto è dentro di te. e però non arriva, non risponde, non squilla, è occupato. e tu vedi tutta la tua vita davanti e sai che potrebbe essere finita per sempre. e tutto è così mischiato ad ogni singolo mattone di quelle strade che ami tanto, che mentre cammini su e giù ti sembra di sentirle crollare. ti sembra che le scale dell'albergo si muovano, senti scricchiolii ovunque, voci. ma non quel pronto. mi sono sentita così impotente e minima. così presuntuosa e piena di aspettative. mi tornavano in mente le parole di rilke: chi ci ha rivolti così? continuo a ripetermele.

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apr 01, 2009

bristol calling

due anime, ahimè, son nel mio petto!

bristol è bella, così bella che pensi che vorresti viverci fin dalla prima passeggiata che ti fai. quando ancora non hai visto niente e tutto è ancora confuso, ma già capisci che non è un posto tutto navi mercantili e cartoncini. siamo qui da un paio di giorni e camminiamo l'incamminabile tra angoli ameni e urbane allegrezze. gli uccellini cinguettano e, ogni mattina, ti ricordano che non sei a roma. visto che a roma, almeno dove abitiamo noi, senti solo i gabbiani. anche qui ci sono i gabbiani: c'è un porto bellissimo, a bristol. però non so, tra gli alberi intorno a casa e le ginestre in fiore, cinguettano solo gli uccellini. e meno male, perché a me i gabbiani non piacciono molto. non più. sono troppo grossi per riuscire a non temerli, oggi uno camminava bianco e altero davanti alla cattedrale e vicino a viola sembrava grandissimo. e viola ormai, mercoledì siamo stati dal pediatra, è alta ben ottantasei centimetri.

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mar 28, 2009

it is warm inside

welcometoourhouse di exploding dogs

la notte prima di dormire penso a tutto meno che a dormire. penso mischiando ricordi e fantasie. confondo volontariamente frasi. almanacco aneddoti e date sparse. conto le persone che amo veramente. filosofeggio. metto in ordine decrescente i giorni più belli. scrivo: quasi tutto quello che scrivo, l'ho scritto prima a mente. e poi penso all'amore, a come si declina. ipotizzo soluzioni ai problemi degli amici in crisi, sogno pozioni capaci di anestetizzare le pieghe più consumistiche dell'attrazione, soffro delle sofferenze degli altri e immagino lunghe lettere dal potere terapeutico per tutti. penso alla felicità, ai viaggi, al vento, a d. a tutti i posti belli che ho visto, siano più o meno interiori, siano più o meno veri. teorizzo teorie e stimo quanto potranno resistere alla valanga di controesempi che gli rovescerò addosso, di solito si tratta di minuti.

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mar 26, 2009

senza nulla togliere

so-many-vitamins-youll-shit di natalie dee 

uno. senza nulla togliere ai vertici in fibra d'argento raggiunti in italia, l'inghilterra si è già dimostrata in grado di essere alla nostra altezza. moltissimi sono stati i posti, pensioni b&b appartamenti, che ci hanno scritto, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, che non accettano bambini. con fatica abbiamo trovato un piccolo appartamento a bristol che li accetta, però si fa pagare a parte il lettino per farli dormire, come se un genitore potesse scegliere. inoltre dobbiamo portarci le lenzuola, perché loro per motivi di sicurezza non forniscono lenzuola per bambini. infine eravamo stati invitati ad una cena a cambridge, ed era già tutto confermato, quando ci hanno scritto che purtroppo viola non avrebbe potuto partecipare, visto che per motivi legali non ammettono bambini più piccoli di otto anni. sulla mia presenza, per dire, non avevano sollevato obiezioni.

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mar 23, 2009

è tutto un togliere

rossetto

ti dicono che hai ancora tutto da imparare e tu li vedi così alti e sicuri che allora impari. e più impari e più hai bisogno che quelli alti e sicuri lo riconoscano. e più fai in modo che quelli alti e sicuri ti notino e più quelli alti e sicuri, in realtà quasi sempre piccoli e bari, prendono sicurezza appoggiandosi alle tue insicurezze, dicendoti che credono in te e mettendo in moto una delle spirali di consenso più malsane dai tempi delle termopili. e però, nonostante il teatrino, tu che stupida non sei lo capisci che quello che hai imparato tu non è quello che si doveva imparare. inoltre, nonostante ancora non ti sfiori l'idea del teatrino, ti sembra che imparando tutto quello che ti insegnano a scuola non diventi né più alta né più sicura. così cambi strada e ti dici che, forse, il modo più veloce per arrivare a quelli alti e sicuri è mangiare ogni giorno tutta la carne che hai nel piatto.

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mar 17, 2009

noi cerchiamo la bellezza ovunque

noi    

sabato mattina passeggiavamo su viale mazzini. l'aria piena di vita. i ragazzi usciti dal mamiani ridevano seduti sui motorini, i bambini sui passeggini avevano la faccia nascosta da grossi pezzi di pizza bianca del forno poco più in là, gli alberi erano zuppi di fiori e il cielo di sole. noi passeggiavamo ed io quasi saltellavo, tanto sono esagerata con le sintonie, alle volte. fermi al semaforo prima delle poste, mi sembrava bello persino il palazzo delle poste, tanto sono esagerata quando arriva la primavera e la primavera è proprio quello che volevo io. perché a me di solito piace di più l'inverno. ma anche l'estate, l'autunno e quelle giornate stupide delle mezze stagioni. quando tutti escono col cappotto e poi sudano all'ora di pranzo, pigiati dentro gli autobus. o quando il freddo ci sorprende con ancora i sandali addosso e geliamo tutto il giorno sgambettando come se niente fosse. con i piedi freddi e quasi vergognosi, quando incontrano piedi più previdenti sprofondati in calde scarpe chiuse. mi piace tutto, dicevo. quando sto bene. e niente, ovviamente: ché il non essere è sempre lì. la primavera non mi piace quando si fa attendere troppo, odio le pose. quando va e viene e non si capisce niente. quando riempie l'aria di pollini e tutto sembra troppo troppo gravido di aspettative. ma quest'anno non è stato così, è arrivata al momento giusto.

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